Diritti umani: Amnesty, “il 2020 è stato un anno terribile”

Il conflitto nel Tigray in Etiopia e a Cabo Delgado in Mozambico, le persecuzioni degli uiguri in Cina, le carceri piene di detenuti politici in Egitto, la repressione in Bielorussia, le condanne contro i difensori dei diritti umani in Turchia, il giro di vite contro la società civile in India. E quest’anno il colpo di Stato in Myanmar con oltre 500 vittime tra i manifestanti. Sono solo alcune delle gravi situazioni di violazione dei diritti umani durante il 2020 – “un anno terribile per i diritti umani” – e il 2021 citate nel rapporto di Amnesty International, presentato oggi. Il volume ha preso in esame 149 Stati. Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, ha citato Patrick Zaki e i suoi 15 mesi e mezzo di detenzione in Egitto, sollecitando di nuovo il governo italiano a convocare l’ambasciatore egiziano per chiederne il “rilascio incondizionato”. “In Egitto ci sono tanti Patrick Zaki – ha detto –, con 1.600 prigionieri di coscienza, condizioni di prigionia terribili e tortura all’ordine del giorno. La situazione dei diritti umani peggiora”. In Israele sono stati uccisi 31 civili, tra cui 9 minori. Nel corso del 2020 nelle Americhe, invece, “330.000 migranti sono stati espulsi dagli Usa verso il Messico, tra cui 13.000 minori non accompagnati – ha ricordato Noury –. Negli Usa la polizia ha ucciso 1.000 persone. In Brasile sono state uccise 3.181 persone tra gennaio e giugno, il 75% erano neri che vivevano nelle favelas”. Sempre nelle Americhe i difensori dei diritti umani uccisi sono stati 264, “l’80% del mondo, di cui 177 solo in Colombia”.

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