Un “segno di unità e di concordia per tutta la Spagna”: “segno visibile del Dio invisibile, per la cui gloria svettano le sue torri”. Così il Papa ha definito la basilica della Sagrada Familia, nell’omelia della messa al termine della quale benedirà la Torre più alta, quella di Gesù Cristo: 172,5 metri, che fanno del tempio costruito da Antoni Gaudí, di cui quest’anno si celebra il centenario della morte, la chiesa più alta del mondo. “Questa chiesa è un unico edificio, composto di molte pietre”, ha detto Leone XIV: “Una casa che cresce con costanza negli anni, secondo un identico progetto. Noi tutti siamo le pietre vive di quest’opera, che ha Cristo per fondamento e culmine, inizio e fine. Molto più di un monumento, la Basilica della Sacra Famiglia è ancora oggi un cantiere, che ci ricorda come la vita cristiana sia sempre un cammino, perché si tratta di un progetto, che Dio porta a compimento”. “Non abitiamo dunque un’opera incompiuta, ma un tempio ancora in costruzione”, ha precisato il Papa: “La sua imperfezione non è un difetto, perché attesta un desiderio; non significa una mancanza, ma esprime una promessa, che vogliamo onorare con coerenza. Poiché siamo tempio dello Spirito Santo, quest’opera coincide con la nostra vita, che Dio pensa come un capolavoro da realizzare insieme”.