“I cristiani del Medio Oriente affrontano oggi il pericolo dell’estinzione a causa dei regimi settari, delle milizie, dell’escalation della violenza, dei conflitti armati e delle guerre”. È il grido d’allarme lanciato dal patriarca caldeo di Baghdad, card. Louis Raphael Sako, nel suo intervento inviato in videomessaggio alla Conferenza annuale copta di Washington, organizzata da Coptic Solidarity e dedicata quest’anno alla condizione dei cristiani nella regione. Nel suo messaggio, il porporato ha ricordato che i cristiani sono “i popoli originari del Medio Oriente”, presenti in Mesopotamia, Siria, Libano, Egitto e Palestina ben prima dell’arrivo delle conquiste islamiche dalla Penisola Arabica. Una presenza oggi drasticamente ridimensionata. In Iraq, ha osservato, i cristiani rappresentavano circa il 4% della popolazione prima della caduta del regime, mentre oggi sarebbero scesi a meno dell’1%; una dinamica simile si registra anche in Siria, dove dal 20% di alcuni decenni fa si sarebbe passati a circa l’1%”. Secondo il card. Sako, una delle principali cause di questa emorragia è il mancato sviluppo di uno Stato civile moderno capace di unire tutti i cittadini sotto il principio della cittadinanza inclusiva. “Nella maggior parte dei Paesi della regione – ha affermato – l’islam è religione di Stato e spesso viene utilizzato come copertura per obiettivi politici e materiali, con il risultato di deformare la religione stessa e indebolire la convivenza”. Quando la fede viene trasformata in ideologia politica, ha aggiunto, “si alimentano conflitti settari e si indebolisce la capacità degli Stati di garantire diritti e sicurezza a cristiani e altre minoranze”. Tra le cause indicate dal patriarca anche “la diffusione dell’ignoranza e dell’analfabetismo, terreno fertile per movimenti estremisti che perseguono modelli di Stato confessionale fondati sulla sharia e incapaci di confrontarsi con le trasformazioni culturali e sociali del mondo contemporaneo”. Per invertire questa tendenza, il card. Sako ha invocato una profonda stagione di “riforme politiche e istituzionali”: lotta alla corruzione, superamento della logica dello “Stato nello Stato”, nuove leggi adeguate alle sfide attuali e costruzione di un progetto nazionale fondato sulla pari cittadinanza. “I cittadini, compresi i cristiani, hanno bisogno di pace, sicurezza, lavoro, servizi, libertà e di una vita dignitosa”, ha sottolineato. Il patriarca ha inoltre ribadito che la religione appartiene alla sfera personale e che la gestione della cosa pubblica deve basarsi sulla competenza e sull’uguaglianza di tutti i cittadini. Ai cristiani ha chiesto di rimanere nelle proprie terre, custodendo il patrimonio culturale e religioso ricevuto, unendo le proprie voci nella richiesta di sicurezza, giustizia e pari diritti. Infine, un appello all’Occidente perché “sostenga i cristiani mediorientali come cittadini autoctoni, promuovendo il rispetto dei diritti umani, della libertà religiosa e della diversità etnica e confessionale”. “Sogniamo una patria sicura, fondata sulle libertà, sulla stabilità, sulla cittadinanza inclusiva, sulla giustizia e sull’uguaglianza. Noi siamo figli di questa terra, non migranti arrivati da altri Paesi”, ha concluso il card. Sako.