Secondo Thomas Gremsl, teologo e sociologo di Graz, l’espansione a 48 squadre partecipanti ai Mondiali di calcio che inizieranno domani, col conseguente aumento a 104 partite complessive, ha spinto i limiti morali molto in basso: “La questione cruciale è trovare il giusto equilibrio. Di cosa ha veramente bisogno il calcio? E cosa può tollerare, dal punto di vista economico, ecologico, sociale e sportivo? Stiamo assistendo a un’inversione di fini e mezzi. Il calcio dovrebbe essere un fine in sé: la gioia del gioco dovrebbe essere prioritaria. Invece, sta diventando sempre più uno strumento per interessi economici e politici. Questo contraddice l’etica dello sport”. Intervistato dal portale della Chiesa cattolica tedesca katholisch.de, Gremsl ha evidenziato che “in passato, la Coppa del Mondo era un evento eccezionale. Oggi il calcio è costantemente in programma da qualche parte. Questo ne diminuisce l’unicità e ne smorza anche il divertimento. Lo noto anche in me stesso”. La Fifa, l’organismo mondiale del calcio “non opera nel vuoto -sottolinea il sociologo -, si è creata questa posizione di potere e la manterrà finché le federazioni nazionali e continentali sosterranno questa struttura. Ogni federazione nazionale vuole partecipare al torneo; è una questione di prestigio.”. Per Gremsl anche i calciatori dovrebbero farsi carico dei problemi etici e morali: “Chi beneficia del sistema calcistico ha anche una certa responsabilità per il suo ulteriore sviluppo. Prendiamo ad esempio il capitano della nazionale tedesca, Joshua Kimmich. Si è rifiutato di commentare le circostanze politiche che hanno caratterizzato questi Mondiali. Tuttavia, in quanto personaggio pubblico, si è espresso durante il dibattito sul coronavirus, su un argomento di cui non aveva particolare competenza. Eppure, quando si tratta di problemi all’interno del suo stesso sistema, si dichiara non responsabile. A mio avviso, questo è inaccettabile. I giocatori non possono sottrarsi alle proprie responsabilità”