Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) esprime “profonda preoccupazione” per il rapido deterioramento della sicurezza nella città di Tiro, nel sud del Libano, facendo eco all’appello urgente lanciato dall’arcivescovo greco-melchita mons. Georges Iskandar. In una dichiarazione diffusa oggi della sua presidente esecutiva, Regina Lynch, la Fondazione di diritto pontificio, manifesta la propria vicinanza alla Chiesa locale e a tutti i civili che hanno scelto di rimanere in città, con un’attenzione particolare alle famiglie, ai bambini, agli anziani e alle persone più vulnerabili, esposte a una crescente incertezza.
Particolare apprensione viene espressa per lo storico quartiere cristiano della città, una presenza radicata fin dai tempi apostolici e parte integrante del patrimonio spirituale e culturale del Libano. “Tiro occupa un posto unico nella storia del cristianesimo”, sottolinea Acs, ricordando come le sue chiese e le sue comunità rappresentino una testimonianza viva di fede, convivenza e resilienza lungo i secoli. Per questo motivo, qualsiasi minaccia che incombe sui civili, sui luoghi di culto o sull’identità storica della città desta “grave preoccupazione”. L’organizzazione ricorda inoltre il proprio impegno concreto a sostegno delle comunità locali, accompagnate nel corso degli anni attraverso visite, preghiera e aiuti diretti. “Conosciamo personalmente queste famiglie – si legge nella nota – e abbiamo visto la loro determinazione a mantenere una presenza cristiana in questa città, nonostante le difficoltà”. Acs si unisce quindi all’appello della Chiesa locale e invita la comunità internazionale e tutti coloro che hanno responsabilità e influenza ad agire con urgenza per prevenire ulteriori sofferenze, sfollamenti e distruzioni. L’organizzazione esorta tutte le parti coinvolte a rispettare la dignità umana, a salvaguardare i non combattenti e a proteggere i siti religiosi e il patrimonio storico.