“Quest’anno ricorrono gli ottocento anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, una figura che continua ad illuminare il cammino della Chiesa e dell’intera famiglia umana con il suo messaggio di fraternità, pace e rispetto del Creato. La sua testimonianza indica ancora la via di una convivenza pacifica tra i popoli, le culture e le religioni e ci ricorda che la fraternità non è un ideale irraggiungibile, ma una possibilità concreta da costruire giorno dopo giorno”. Lo sottolinea l’arcivescovo di Fermo, mons. Rocco Pennacchio, che all’inizio della stagione estiva 2026, in un duplice messaggio, si rivolge agli operatori nel settore turistico e agli ospiti – turisti, viaggiatori o pellegrini –, ricordando come “il territorio dell’arcidiocesi di Fermo” conservi “numerose tracce” del passaggio di San Francesco e della sua presenza spirituale: conventi, chiese, tradizioni, racconti e luoghi che “custodiscono la memoria viva dell’incontro tra San Francesco e le nostre comunità”.
In particolare, nel messaggio agli operatori turistici, mons. Pennacchio, in questo anno giubilare francescano, desidera “incoraggiare ancora di più ad adottare uno stile di accoglienza sostenibile, autentico e rispettoso della dignità di ogni persona. In tal modo, il turismo diventa molto più di un settore economico, pur importante e necessario; può trasformarsi in un’esperienza di incontro autentico tra persone, culture e storie diverse. In quest’ottica, l’ospite non è soltanto un cliente e il collaboratore una risorsa economica. Le relazioni sane, corrette e rispettose che si instaurano tra imprenditori, lavoratori, amministratori, operatori e visitatori costituiscono il volto più bello della nostra terra e la migliore testimonianza della qualità della nostra accoglienza. L’Altro è un dono, un fratello e una sorella con cui condividere un tratto di strada”.
Un invito anche agli ospiti: “Lasciatevi ispirare dallo sguardo di San Francesco. Contemplate la bellezza del Creato con rispetto e gratitudine; adottate uno stile di viaggio e di vita sobrio e sostenibile, capace di custodire l’ambiente come dono affidato alla responsabilità di ciascuno. Ogni luogo che incontrerete, ogni paesaggio, ogni borgo, ogni persona è parte di quella fraternità universale che Francesco riconosceva come riflesso dell’amore del Creatore”.
In entrambi i messaggi, ricordando “un tempo segnato da guerre, divisioni e dalla tentazione di far prevalere logiche di prepotenza e di sopraffazione, estranee alla giustizia tra i popoli e alla fraternità dell’unica famiglia umana”, il presule evidenzia come risuoni “con particolare forza e urgenza ogni appello alla pace” e fa suo “l’auspicio indicato da Papa Leone XIV di essere uomini e donne capaci di costruire una ‘pace disarmata e disarmante’, fondata sul dialogo, sul rispetto reciproco e sulla dignità di ogni persona”.