Parlamento Ue: tutele per i caregiver, “offrono presenza, pazienza e contatto umano”

In una risoluzione non vincolante approvata con 263 voti a favore, 83 contrari e 154 astensioni, gli eurodeputati affermano, al termine della plenaria di Strasburgo, che l’accesso all’assistenza è un diritto fondamentale e invitano gli Stati membri ad affrontare le disuguaglianze di genere in tutte le forme di assistenza. Sostengono inoltre un modello di “società della cura” che “dia priorità ai servizi domiciliari e di prossimità, alla solidarietà intergenerazionale e alla vita indipendente”. Alla luce delle tendenze demografiche, chiedono inoltre finanziamenti sostenibili e un approccio incentrato sulla persona e sui diritti. Il Parlamento chiede l’introduzione di uno “statuto europeo dei prestatori di assistenza” per riconoscerne il lavoro e stabilire standard minimi in tutta l’Ue. I deputati vogliono inoltre garantire il riconoscimento dei prestatori di assistenza informali nei sistemi pensionistici e di sicurezza sociale. Riconoscendo che il lavoro di assistenza è svolto sia da cittadini dell’Ue sia da lavoratori provenienti da Paesi terzi, i deputati sottolineano “la necessità di privilegiare il reclutamento interno, adattando al contempo la gestione dei flussi migratori alle esigenze del mercato del lavoro”. Il reclutamento di lavoratori extra-Ue dovrebbe avvenire attraverso canali di migrazione legale. Eleonora Meleti (Grecia), relatrice per la commissione per l’Occupazione e gli affari sociali, ha dichiarato: “Ci sono 6,2 milioni di caregiver formali e 53 milioni di caregiver informali nell’Ue. Offrono presenza, pazienza e un contatto umano. La relazione adottata oggi riconosce finalmente l’assistenza come un pilastro della nostra società e della nostra economia, e non come un lavoro invisibile dato per scontato. Per i caregiver professionali chiediamo migliori condizioni di lavoro, una retribuzione equa e un sostegno psicologico. Per i caregiver informali chiediamo protezione, modalità di lavoro flessibili e congedi per l’assistenza. Le responsabilità di cura continuano a ricadere in modo sproporzionato sulle donne, mentre dovrebbero essere una responsabilità condivisa da tutti noi”.

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