(Torino) “Nessuno sceglie di essere piccolo, se avessi potuto avrei voluto essere più grande. La nostra è la testimonianza di una Chiesa che non ha scelto di non essere piccola, mentre perdeva importanza in superficie al suo interno il senso si accresceva. Non dobbiamo avere paura di essere minoranza”. Lo ha affermato il card. Jean-Paul Vesco, arcivescovo di Algeri, intervenendo questo pomeriggio nello stand dei media Cei-Uelci alla XXXVIII edizione del Salone internazionale del Libro di Torino che si è aperta oggi.
Il porporato ha spiegato che “siamo più intelligenti quando siamo in minoranza, quando siamo troppo forti non ci rendiamo conto di quello che capita intorno a noi. Invece quando siamo meno forti siamo più sensili a quello che che ci succede attorno. Non sono inquieto per la Chiesa in Italia o in Algeria, il Signore ci darà i mezzi per essere testimoni”. Vesco ha parlato di “molti, molti, molti segni di speranza”. Ad esempio “in Francia c’è stata un’esplosione di battesimi da qualche anno, qualcosa che non potevamo pensare solo qualche tempo fa”; “in Italia c’è un fortissimo volontariato”. “Sono tutti segni di speranza che è impossibile non vedere”.
L’arcivescovo ha poi precisato che “quella d’Algeria non è una Chiesa martire ma è la Chiesa di un popolo martire. 19 uomini e donne di Chiesa tra il 1994 e il 1996 sono stati uccisi; ma ci sono state altre 200mila persone uccise e tra loro un centinaio di mamme. Quello dei 19 martiri è il segno di una Chiesa che ha voluto restare accanto ad un popolo; sono stati uccisi per i legami di amicizia e solidarietà”. “La qualità di questa testimonianza è la fedeltà alla fraternità, che valeva 30 anni fa e vale ancora oggi”.
Un ultimo passaggio è stato dedicato al conclave che ha eletto Papa il card. Prevost: “La mia convinzione è che quando siamo entrati nella Sistina il Signore aveva già deciso, scelto. La rapidità con cui i cardinali hanno compreso questo mi ha davvero sorpreso. In politica quando ci sono le elezioni ci sono quelli che ridono e quelli che piangono, c’è chi vince e chi perde. Nel momento dell’elezione del card. Prevost la gioia era sui volti di tutti. Era la firma dello Spirito Santo”.