(Torino) “Non si può essere cristiani o leggere il Vangelo senza pensare che l’altro mi riguarda”. È il monito lanciato dal card. Jean-Paul Vesco, arcivescovo di Algeri, intervenendo questo pomeriggio nello stand dei media Cei-Uelci alla XXXVIII edizione del Salone internazionale del Libro di Torino che si è aperta oggi.
Il porporato, per spiegare come vincere l’indifferenza, ha raccontato quanto gli è capitato in un incontro con una migrante. La “scintilla” è scattata quando, dopo il racconto della giovane, lui ha pensato: “Avrei potuto essere al suo posto, e se lo fossi stato non sarei riuscito a fare quello che lei ha fatto”. “Da un solo incontro – ha rivelato – non ho più potuto guardare i migranti come li guardavo prima” anche se fino a quel momento “con loro avevo un confronto continuo e li aiutavo finché potevo”. La chiave è dunque pensare “in ogni situazione difficile che io potrei essere al posto dell’altro e viceversa”. Certo, “la differenza religiosa come l’individualismo potrebbero spingere” in direzione opposta. Ma non c’è alternativa alla fraternità. Anche “nelle nostre parrocchie, perché se non c’è fraternità sono fredde, senza comunità”. “L’amicizia è una fraternità portata al suo livello massimo e nella comunità cristiana la fraternità resta solo parola vuota se non tende all’amicizia”, ha aggiunto riferendosi alla frase pronunciata da Gesù: “Non vi chiamo più servi (…) ma vi ho chiamato amici”.