I servizi offerti da Caritas e dal suo Sistema si caratterizzano, nel contesto diocesano milanese, “per varietà, capillarità, capacità di combinare competenze professionali e apporto volontario”. “Ci proponiamo alle comunità ambrosiane – spiegano Erica Tossani, codirettrice Caritas, e don Paolo Selmi, codirettore Caritas e presidente della Fondazione Casa della Carità – sulla base del principio evangelico di prossimità e del principio costituzionale di amministrazione condivisa. Integrando in maniera incisiva un welfare pubblico strutturato ma sovente in affanno. Talvolta sopperendo alle sue carenze, dovute a insufficienti disponibilità di risorse economiche, ma anche a tendenze e scelte politiche non sempre attente, coraggiose e lungimiranti”. Guardando al futuro, affermano i due direttori, “è fuori discussione la continuità di un impegno che assicura, pur con tutti i nostri umanissimi limiti, ascolto, accoglienza, aiuto e inclusione a migliaia di persone in difficoltà”. Ma “la continuità non va confusa con la ripetitività”, spiegano: “Tra le prospettive di cambiamento nella continuità che desideriamo proporre, per il futuro prossimo di Caritas Ambrosiana e del suo Sistema, ci sono alcune attenzioni particolari che intendono concretizzare, anche nel nostro tempo, la prevalente funzione pedagogica, scolpita sin dalle origini negli Statuti Caritas».
Due, in particolare, gli obiettivi indicati anche nelle conclusioni del Bilancio sociale Caritas 2025: “Vogliamo essere non erogatori di assistenza, ma lievito di comunità responsabili e capaci di farsi carico delle molteplici povertà contemporanee. E vogliamo dedicare sempre maggiori energie, e competenze, al lavoro di advocacy, cioè a costruire consapevolezza informata delle cause da cui scaturiscono le povertà e sensibilizzazione organizzata degli attori politici e sociali che sono chiamati, come da Costituzione, a rimuovere quelle stesse cause, affinché ognuno possa sentirsi davvero cittadino”.