“In un tempo segnato da divisioni, guerre e diffidenze, l’Europa è chiamata a riscoprire la bontà del camminare insieme come destino comune”. È il cuore del messaggio diffuso in occasione della festa di San Benedetto, copatrono d’Europa, dal vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla, dall’abbadessa del monastero di San Daniele, madre Maria Chiara Paggiaro, e dall’abate di Santa Giustina, dom Giulio Pagnoni. Nel testo, intitolato “Camminiamo insieme!”, i firmatari richiamano l’eredità del fondatore del monachesimo occidentale, ricordando come la vita cenobitica promossa da san Benedetto sia fondata sulla dimensione comunitaria e sulla consapevolezza che “l’insieme delle relazioni con il prossimo costituisce l’identità del discepolo di Cristo”. La scelta benedettina della vita comune viene indicata come modello capace di ispirare anche la convivenza civile e il futuro del continente. “Ci chiediamo: la nostra Europa, prima ancora dei meccanismi d’intesa e di organizzazione politico amministrativa, conserva la stima di san Benedetto sulla bontà di camminare insieme come destino comune?”, si legge nel messaggio, che mette in guardia dagli accordi fondati soltanto sull’utilità e da una visione esclusivamente individualistica o nazionalistica della realtà. I tre firmatari esprimono inoltre preoccupazione per i conflitti che attraversano il continente: “L’apparire della guerra e il suo incancrenirsi in Europa mostrano la facilità con cui ci si abitua agli orrori”. Per questo viene invocato il patrocinio di san Benedetto su “un continente così diviso, così sfinito, così consumato da varie forme di diffidenza e di crudeltà”. Richiamando la Regola benedettina, il messaggio sottolinea che “la fedeltà quotidiana ai propri doveri e alle corrette relazioni” rappresenta una delle leve fondamentali per costruire un mondo migliore. Da qui l’invito a valorizzare i percorsi di impegno civile, la capacità di dialogo, la discrezione e la presenza solidale nelle situazioni più difficili, affinché il cammino indicato da san Benedetto possa essere riconosciuto “buono e promettente” per l’Europa di oggi.