Diocesi: mons. Tisi (Trento), “dobbiamo essere artigiani di pace”. Consegnata alla comunità la Lettera “Il Vasaio”

“Vi invito ad essere comunità abitate dalla pace. La pace è l’identità del Vangelo, non c’è alternativa, non puoi essere uomo del Vangelo se aderisci alle logiche della violenza”. È l’appello risuonato questa mattina, nella cattedrale di San Vigilio, durante il solenne pontificale presieduto dall’arcivescovo di Trento Lauro Tisi nella festa del patrono della diocesi e della città.
Una celebrazione, segnata dal lutto per la morte improvvisa di don Carlo Crepaz, parroco della Val Rendena, scomparso mercoledì scorso a 61 anni, colto da malore. Nella sua omelia l’arcivescovo ha ricordato con commozione don Carlo, definendolo un uomo “buono, accogliente, abitato dal Vangelo”, una “luce gentile” per il suo stile pacifico e mite.
Il presule ha richiamato le lettere di San Vigilio, in particolare il riferimento alla pace come causa dell’odio contro i martiri d’Anaunia: “Se si cerca la causa dell’odio, il motivo fu la pace”. Una frase che, secondo Tisi, parla in modo sorprendentemente attuale anche al nostro tempo, in cui “chi oggi opera per la pace è snobbato, deriso, considerato ingenuo”.
Al cuore dell’omelia, un appello deciso a non ridurre la pace a tema marginale o accessorio della vita cristiana. “La pace non è un’aggiunta del Vangelo, non è una questione tra le altre, non è un opzionale della partita evangelica. La pace è il Vangelo”, ha affermato mons. Tisi.
La pace non è neutralità né fuga dal conflitto: “Vince chi resta umano”, ha detto l’arcivescovo, “chi ferito non provoca a sua volta ferite, chi non lascia che l’odio occupi il suo cuore”.
Al termine del pontificale, mons. Tisi ha consegnato simbolicamente alle autorità, ad alcuni sacerdoti e poi ai fedeli la nuova Lettera alla comunità, intitolata “Il Vasaio”. Un testo che prosegue il cammino di riflessione proposto ogni anno a San Vigilio da Tisi alla Chiesa trentina e che quest’anno assume la forma di un appassionato invito ad essere “artigiani di pace”. “L’intento”, ha spiegato l’arcivescovo, “è che diventi uno spunto perché ognuno di noi diventi un vasaio che va a ricucire ferite e a generare pace”. Per il presule, “davanti a noi c’è una sfida decisiva: fare del Trentino un laboratorio di pace”. Di qui l’auspicio: “Vorrei che tutta la nostra diocesi si senta interpellata a fare della pace la vera missione del futuro”, afferma l’arcivescovo, chiedendo alle comunità di promuovere “percorsi di educazione alla nonviolenza, iniziative di mediazione e di dialogo nei conflitti che spesso lacerano il nostro territorio”.
L’appello si allarga poi alla società trentina nel suo insieme: “Dalla scuola allo sport, dal volontariato alla politica, dal mondo ecclesiale alla società civile, siamo chiamati a lavorare insieme per custodire la nostra democrazia autonoma e i suoi principi, nel rispetto dei diritti di ogni persona”.

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