Usa: vescovi contro la revoca del Tps per Haiti e Siria, “non possiamo chiudere gli occhi di fronte a tale ingiustizia”

“Revocare lo status legale di centinaia di migliaia di persone che non possono tornare in sicurezza nel loro Paese crea una crisi morale. Se vogliamo davvero affermare la dignità di ogni persona umana, non possiamo come nazione voltarci dall’altra parte di fronte a un’ingiustizia simile e alle scelte impossibili che ne derivano per famiglie e comunità”. Lo afferma mons. Brendan Cahill, presidente del Comitato per la migrazione della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti (Usccb), dopo che l’amministrazione Trump ha ottenuto questa settimana ragione in un ricorso giudiziario sulla revoca del Temporary Protected Status (Tps) per Haiti e Siria, che garantiva protezione legale a centinaia di migliaia di persone sul territorio americano. Il presule chiede al presidente di ricorrere alla cosiddetta “deferred enforced departure”, uno strumento esecutivo che consente di sospendere le espulsioni forzate: “Anche qualora l’amministrazione ritenga il Tps non più giustificato, questo strumento resta disponibile e lo invitiamo a farne uso con lungimiranza. Rimandare famiglie in contesti di pericolo e miseria è un’eredità che nessun leader dovrebbe lasciarsi dietro”. Il vescovo rinnova anche l’appello al Congresso affinché intervenga con leggi che estendano il Tps per Haiti, lodando gli sforzi bipartisan già avviati in questa direzione.

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