“L’aggressione alla suora, a Gerusalemme, è stata uno degli episodi più violenti avvenuti recentemente, ma va inserita in un fenomeno più ampio che interessa alcuni ambiti della vita di Gerusalemme, soprattutto nella Città Vecchia”. Lo ha affermato il card. Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, intervenendo oggi in conferenza stampa a Paray-le-Monial, in Francia, dove si trova in visita. Rispondendo alle domande dei giornalisti presenti – il Sir era in collegamento – sui recenti fatti di violenza anticristiana a Gerusalemme e in Libano, quest’ultimi ad opera di militari israeliani, il cardinale ha parlato di una “violenza diffusa”, sottolineando tuttavia che “non si tratta di un fenomeno generalizzato”, ma limitato “ad alcune componenti di movimenti ebraici israeliani” con atteggiamenti anticristiani. Un fenomeno che “non va sottovalutato”, ma che necessita di essere letto “con equilibrio, evitando generalizzazioni”. Pizzaballa ha, inoltre, richiamato l’identità storica della città santa: “Il carattere di Gerusalemme è sempre stato multireligioso, multiculturale e multietnico, e questo deve essere preservato”. Una convivenza che passa anche dal rispetto degli spazi: “I confini tra le comunità non devono essere chiusi, ma gli spazi di vita di ciascuno devono essere rispettati”. In questo senso, ha evidenziato l’importanza della presenza cristiana: “Dobbiamo mantenere una presenza viva, rendendo i nostri spazi aperti e vitali”. Particolarmente delicata la situazione del quartiere cristiano, “anche perché il numero dei cristiani è diminuito”. Da qui la necessità di custodire “il carattere cristiano di quegli spazi”, evitando però sia rigidità sia ingenuità. Sul tema dell’emigrazione, il patriarca ha ricordato che “dall’inizio della guerra sono partite poco più di cento famiglie, soprattutto dall’area di Betlemme”, un fenomeno che preoccupa perché “per mantenere vivi gli spazi servono persone”. Nonostante il contesto difficile, il cardinale ha indicato segni di speranza nella società civile: “Esistono ancora movimenti e gruppi, israeliani e palestinesi, che cercano di costruire una prospettiva diversa”. Ha anche sottolineato l’importanza di mantenere relazioni e contatti, pur nelle difficoltà attuali, e di sostenere le scuole della Chiesa, “uno degli ambiti principali della nostra presenza”. Infine, uno sguardo al dialogo interreligioso, oggi più complesso ma anche più autentico: “Dopo il 7 ottobre è diventato più difficile, ma proprio per questo più vero, perché ci costringe a confrontarci con ciò che ci ferisce davvero”. E ha concluso: “La fede non dà tutte le risposte, ma aiuta le persone a vivere le situazioni difficili: è una grande consolazione”.