Don Lorenzo Milani: card. Battaglia (Napoli), “ci consegna il sogno di diventare comunità capaci di futuro”

“Non guardare indietro con nostalgia, ma avanti con responsabilità; non difendere ciò che siamo stati, ma generare ciò che possiamo diventare”. È l’invito che il card. Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli, ha rivolto, ieri sera, nell’incontro dedicato all’eredità spirituale, educativa e civile di don Lorenzo Milani.
“Perché – ha spiegato il porporato – ogni volta che uno sguardo si apre alla dignità dell’altro, il futuro ha già iniziato a respirare. Ogni volta che un ragazzo viene preso sul serio, ogni volta che una persona non viene ridotta al suo errore, ogni volta che un povero non viene lasciato senza parola, lì il Vangelo smette di essere memoria e torna ad essere evento”.
Secondo l’arcivescovo, “don Milani ci lascia proprio questo: non un sistema, non un metodo, non una scuola chiusa dentro il suo tempo, ma una ferita aperta nella coscienza della Chiesa e della società. Una ferita che continua a chiedere: chi resta fuori? chi non ha voce? chi non è ancora stato guardato fino in fondo? E questa domanda non è mai neutra. È una domanda che sposta. Che obbliga a scegliere da che parte stare. Perché non esiste neutralità davanti alla dignità di un essere umano. O la si riconosce, o la si nega. O la si difende, o la si lascia cadere”.
E allora “forse il vero giudizio sulla nostra epoca non sarà sui progressi tecnologici, né sulle parole che avremo pronunciato, ma sulla qualità dello sguardo che avremo saputo avere sugli ultimi. Se avremo saputo vedere in loro non un problema da risolvere, ma un mistero da custodire. Non un peso da sopportare, ma una promessa da liberare. È qui che il Vangelo torna a essere attuale”.
E “forse è questo il sogno più grande che oggi don Milani consegna alla società e alla Chiesa: diventare comunità capaci di futuro – ha osservato il card. Battaglia -. Comunità che non si accontentano di sopravvivere al presente, ma che osano generare vita dove la vita sembra spegnersi. Comunità che credono ancora che nessuno sia perduto per sempre, che nessuno sia definitivamente escluso, che nessuno sia troppo lontano per essere raggiunto”.
Perché, alla fine, “il Vangelo non è altro che questo: la continua ostinazione di Dio a non abbandonare nessuno. E ogni volta che la Chiesa, l’educazione, la politica, o anche solo una singola coscienza umana si lasciano attraversare da questa ostinazione, allora qualcosa si rialza, qualcosa si ricompone, qualcosa ricomincia. E in quel ricominciare silenzioso, discreto, spesso invisibile agli occhi del mondo, si gioca già il futuro”, ha concluso.

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