La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu) ha condannato l’Italia per aver discriminato i Testimoni di Geova, negando ingiustificatamente la firma dell’Intesa, secondo quanto previsto dall’art. 8 della Costituzione, e impedendo quindi loro di accedere ai fondi dell’otto per mille dell’Irpef. Secondo i giudici di Strasburgo non c’è una giustificazione oggettiva e ragionevole per questo trattamento discriminatorio rispetto ad altre religioni e sono ingiustificate le motivazioni addotte dal governo italiano – il fatto che alcuni precetti religiosi dei Testimoni di Geova, fossero ritenuti contrari all’ordinamento italiano. Secondo i giudici infatti né il divieto di ricevere trasfusioni di sangue e o di donarlo, né il rifiuto di svolgere il servizio militare (in passato) e l’astensione dal voto politico (oggi) rappresentano violazioni di leggi dello Stato. La Corte ha anche criticato il fatto che l’iter per la firma dell’Intesa in Italia sia una pratica amministrativa senza tempi certi, senza obbligo di motivare il rifiuto e senza la possibilità per la confessione di fare ricorso, generando un vuoto di tutele contro le discriminazioni. Lo Stato italiano dovrà pagare alla Congregazione dei Testimoni di Geova 10.000 euro per danno morale e 8.000 euro per le spese legali.