Cisgiordania: Oxfam, escalation senza precedenti, “46mila sfollati e violenze in aumento”

Un’escalation di violenza senza precedenti, accompagnata da sfollamenti forzati e restrizioni sempre più diffuse alla libertà di movimento: è il quadro denunciato oggi da Oxfam sulla situazione in Cisgiordania occupata, sulla base dei dati delle Nazioni Unite. Negli ultimi tre anni, dal 2023, il numero dei civili palestinesi uccisi ha superato quello registrato nei 17 anni precedenti, con un pesante impatto anche sui minori. Tra il 2006 e il 2022, segnala Oxfam, le vittime erano state 1.036, di cui 225 bambini; dal 2023 sono salite a 1.244, tra cui 268 minori. Una crescita che segnala una crisi sempre più acuta: secondo l’organizzazione, negli ultimi vent’anni circa una vittima su cinque è un bambino. Nei primi mesi del 2026 si contano già oltre 540 attacchi da parte dei coloni, con 33 palestinesi uccisi e più di 2.200 persone costrette a lasciare le proprie case. Oxfam parla di una “chiara accelerazione del piano di annessione”, accompagnata da demolizioni di abitazioni e infrastrutture e da un aumento delle restrizioni alla mobilità. In tutta la Cisgiordania – inclusa Gerusalemme Est – sono state realizzate oltre 925 barriere e recinzioni che limitano la circolazione di circa 3 milioni di persone, con gravi conseguenze economiche e sociali. Attacchi e vandalismi hanno inoltre compromesso l’accesso all’acqua per decine di comunità palestinesi. “Il massacro di civili a cui stiamo assistendo è doloroso e inquietante – denuncia Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia –. Mentre l’attenzione era concentrata su Gaza, in Cisgiordania si è sviluppata un’ondata di violenza senza precedenti, ora sfociata in un piano sistematico di pulizia etnica”. Secondo l’organizzazione, negli ultimi tre anni oltre 46 mila palestinesi sono stati sfollati con la forza, un numero triplo rispetto al quindicennio precedente. Le condizioni di vita restano estremamente precarie: alle demolizioni si aggiungono attacchi a strutture sanitarie e restrizioni diffuse che impediscono l’accesso ai servizi essenziali. Oxfam rinnova così l’appello alla comunità internazionale affinché eserciti “tutta la pressione diplomatica necessaria” per fermare l’annessione e garantire il rispetto del diritto internazionale. Nonostante il contesto, l’organizzazione continua a operare sul terreno, sostenendo le comunità più vulnerabili con distribuzione di acqua e cibo e interventi per ripristinare infrastrutture essenziali, nel tentativo di alleviare una crisi umanitaria sempre più grave.

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