Dignità, credibilità e profezia. Sono le tre parole che il card. Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli, ha usato ieri sera per raccontare don Lorenzo Milani, nell’incontro dedicato alla sua eredità spirituale, educativa e civile. Durante l’appuntamento, inserito nel percorso nazionale di valorizzazione del pensiero e dell’opera di don Milani, è stata presentata l’opera editoriale in due volumi realizzata in occasione del centenario della nascita del priore di Barbiana.
“Don Milani incontra persone e, prima di ogni altra cosa, ne riconosce la dignità. Una dignità che precede il merito, il rendimento, la cultura, la posizione sociale. Una dignità che affonda le radici nel fatto stesso di essere figli e figlie di Dio. In altre parole, fa esattamente ciò che faceva Gesù: incontrava, sanava, restituiva a tutti libertà e dignità. Don Milani afferma che ogni anima è un universo. Ed è un’immagine di straordinaria forza”, ha sottolineato il cardinale. Il priore di Barbiana “prima ancora di insegnare, restituisce dignità. Prima ancora di trasmettere parole, restituisce voce. Prima ancora di educare, restituisce fiducia. In questa prospettiva emerge un tratto decisivo del sacerdote secondo Don Milani: il prete è il custode della dignità umana. È colui che aiuta le persone a riconoscere la grandezza che portano dentro. È colui che veglia affinché nessuno venga schiacciato dalla povertà, dall’ignoranza, dalla solitudine o dall’indifferenza”.
La seconda parola è credibilità: “Don Lorenzo comprende con straordinaria lucidità che l’annuncio del Vangelo non può essere affidato semplicemente alla forza di un discorso. La verità cristiana passa attraverso la vita, attraverso gesti, scelte, rinunce, vicinanze, fedeltà quotidiane. Per questo la prima predica di un sacerdote resta la sua vita”. Don Milani “sa che le persone possiedono un istinto quasi infallibile nel riconoscere ciò che è autentico da ciò che è semplicemente proclamato”. Per questo “la sua esistenza appare così essenziale, così radicale, così esposta. Barbiana non è soltanto il luogo in cui insegna. È il luogo in cui rende credibile ciò che insegna. Quando parla degli ultimi vive tra gli ultimi. Quando parla di giustizia dedica la vita a chi subisce ingiustizia. Quando parla del diritto alla parola insegna ai poveri a conquistare la parola. La sua testimonianza diventa il fondamento delle sue parole”. E “qui emerge una provocazione che attraversa ogni epoca. Che non riguarda solo i preti, ma ogni discepolo di Cristo. Il mondo contemporaneo non domanda cristiani perfetti, ma discepoli veri. Donne e uomini nei quali il Vangelo possa essere intravisto prima ancora che spiegato. Uomini e donne capaci di mostrare, con il loro modo di abitare il mondo, che ciò che annunciano è qualcosa per cui vale la pena spendere l’esistenza”.
Infine, profezia: “Don Milani resta profeta perché non si è limitato a denunciare il presente. Ha creduto nel futuro delle persone. Ha scommesso su chi nessuno avrebbe scommesso. Ha visto nei volti feriti una dignità che nessuno poteva cancellare. Il futuro non si predice: si riconosce negli occhi di chi oggi nessuno guarda davvero”.