Si è tenuto oggi alla Pontificia Università della Santa Croce il confronto tra istituzioni, ricerca e imprese sociali su nuovi modelli di inclusione, denominato “Governance Complexity Competence: Empowering the marginalized in complex worlds” e organizzato da Diadema Capital e dal Centro di Ricerca Markets, Culture & Ethics Mce, che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico e alcune tra le più significative esperienze italiane di innovazione sociale e reinserimento. “In un contesto segnato da trasformazioni economiche e sociali profonde – spiegano gli organizzatori – la marginalità non riguarda più soltanto il reddito, ma sempre più l’accesso al lavoro, alle relazioni e alle opportunità di partecipazione. In Italia oltre 5,7 milioni di persone vivono in condizioni di povertà assoluta e più di 3 milioni si collocano ai margini del mercato del lavoro; a livello europeo, quasi una persona su cinque è a rischio di esclusione sociale”. L’incontro, precisano ancora gli organizzatori, ha presentato gli atteggiamenti virtuosi delle cosiddette aziende “ibride”, che sanno coniugare il guadagno con la salvaguardia delle risorse e la tutela dei lavoratori. Sono state presentate esperienze diverse, accomunate dalla capacità di trasformare l’impresa in uno strumento concreto di inclusione, autonomia ed empowerment della persona, tra cui reinserimento di persone in stato di detenzione, offerte di lavoro a persone diversamente abili, rigenerazione urbana. Ad arricchire il confronto, una tavola rotonda che ha messo in dialogo istituzioni, fondazioni, imprese, accademia e Chiesa.