Dialogo interreligioso: “promuovere la pace, non diventare complici attraverso il silenzio o la paura”

“La pace non è semplicemente l’assenza della guerra, ma un dono che cerca di dimorare nel cuore umano: una presenza silenziosa eppure potente, che illumina e trasforma”. Lo scrive il Dicastero per il dialogo interreligioso, nel messaggio ai buddisti in occasione della festa di Vesak. “Anche quando appare fragile – come una fiammella minacciata dalle tempeste dell’odio e della paura – la pace deve essere protetta e coltivata”, il monito: “È questa la pace a cui siamo chiamati: una pace non armata e disarmante, che non si affida alla forza, ma sgorga dalla verità, dalla compassione e dalla fiducia reciproca”. “Nel nostro tempo, tuttavia, non possiamo ignorare le ombre che gravano sul mondo”, l’analisi del Dicastero: “Le guerre, la violenza, il crescente nazionalismo etnoreligioso e la strumentalizzazione della religione continuano a ferire la nostra comune umanità”. “Nelle loro espressioni più autentiche, le nostre tradizioni ci invitano a purificare i nostri cuori dall’ostilità, a trascendere i confini e a riconoscerci come membri di un’unica famiglia umana”, si legge nel messaggio: “In questa luce, gli insegnamenti del Buddha offrono un percorso illuminante”. “I responsabili religiosi sono chiamati a essere autentici partner nel dialogo e veri artefici di riconciliazione”, la proposta del testo: “Insieme a tutti i credenti, siamo invitati a diventare artigiani di pace – non osservatori passivi, ma testimoni coraggiosi capaci di favorire l’incontro, sanare le ferite e ricostruire la fiducia. Come cittadini e credenti, condividiamo la responsabilità di promuovere la pace, sfidare l’ingiustizia e sollecitare coloro che detengono il potere a non alimentare le divisioni, ma a perseguire il dialogo anziché lo scontro”. “Dobbiamo anche guardarci dal diventare complici attraverso il silenzio o la paura”, l’altra raccomandazione: “Ogni comunità è dunque chiamata a crescere come luogo in cui l’ostilità viene superata attraverso l’incontro”.

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