Il Consiglio nazionale dell’Anmil (Associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro) ha eletto, nei giorni scorsi, come nuovo presidente nazionale Amedeo Bozzer, già presidente dell’Anmil Pordenone dal 2008 a seguito di una pregressa e prolifica carriera associativa inaugurata poco dopo l’infortunio in fabbrica che gli costò, a soli 21 anni, l’uso della mano destra. Un impegno e un riscatto personale “eclettico” che lo porta, sin da subito, ad abbracciare con il suo attivismo ogni forma di comunicazione e incontro sociale: lo sport, la scuola, il mondo delle aziende del territorio, il teatro, la testimonianza.
“Il patto di lealtà sancito con i nostri associati e verso l’imprescindibile compito assunto 83 anni fa nei confronti della categoria delle vittime del lavoro e dei loro superstiti, non intende lasciare alcun margine di fumosità circa l’incarico assunto da Anmil e dai suoi vertici”, ha dichiarato il neoeletto presidente al termine del Consiglio nazionale.
“L’incertezza e la fragilità dei tempi nei quali viviamo si riflettono prepotentemente anche sul mondo del Terzo Settore, lasciando troppo spesso enti e associazioni, come Anmil, davanti agli ostacoli imposti dalla mancanza di risorse e, conseguentemente, di riconoscimento del lavoro che con passione e fatica si porta quotidianamente avanti. Il momento è critico e sicuramente bisognoso di rinnovata protezione da parte dello Stato, ma è con sincera motivazione che tengo in prima istanza ad affermare, anche a nome della rappresentanza associativa riunita quest’oggi, che è in momenti di disordine che il potenziale assopito riesce a consentire l’emergere di nuove trasformazioni”, ha sottolineato Bozzer.
“Sta a noi trarre quanto più possibile dalla nostra e vostra rabbia, dalla nostra e vostra protesta verso l’accanimento e la recrudescenza della catastrofe sociale e umana che le quotidiane morti e ferimenti dei lavoratori rappresentano per l’Italia e per il concetto stesso di Nazione. Quello che oggi posso affermare è che non arretreremo di un solo passo nel continuare ad assolvere al nostro compito di rappresentanza, supporto e presenza sull’intero territorio nazionale nei confronti di quanti, come noi e come me, sono e saranno vittime di questa tragedia civile – ormai normalizzata – che vive dell’insicurezza del lavoro, della precarietà, dello svilimento della vita umana e che non si limita a chiedere soluzioni (che risiedono nella corretta applicazione della normativa vigente), ma anche pieno e dovuto riconoscimento”.
Di qui l’invito: “Ripartiamo di nuovo da noi: invalidi, orfani e vedove, malati, caregiver e volontari, ma anche e soprattutto lavoratori e cittadini consapevoli che su questa battaglia si giocano le sorti non solo del Paese di oggi, ma ancora di più di quello da consegnare ai lavoratori di domani”.