La situazione dei diritti umani ad Haiti rimane “estremamente preoccupante”. Lo segnala l’Ufficio integrato delle Nazioni Unite ad Haiti (Binuh), che registra almeno 1.642 persone uccise e 745 ferite tra gennaio e marzo 2026.
“Nonostante i progressi in materia di sicurezza in alcune zone del centro di Port-au-Prince, l’insicurezza è quotidiana e insostenibile per un gran numero di haitiani”, ha dichiarato il responsabile dell’Ufficio, Carlos Ruiz Massieu, secondo il quale la violenza continua a diffondersi oltre la capitale, specialmente nei dipartimenti di Artibonite e Centre.
Le bande sono responsabili del 27% delle vittime, mentre le operazioni delle forze di sicurezza hanno causato oltre il 69% dei morti e dei feriti, tra cui decine di civili, compresi bambini, mentre le forze di autodifesa rappresentano il restante 4%.
Nel suo ultimo rapporto, sottolinea che le operazioni delle forze di sicurezza sono riuscite a limitare l’espansione territoriale delle bande in alcune zone di Port-au-Prince, dove diversi quartieri hanno registrato una diminuzione delle attività criminali. Ma nei territori che controllano, le bande continuano a commettere gravi violazioni dei diritti umani: omicidi mirati, rapimenti, estorsioni e distruzione di beni. Il Binuh cita, tra gli altri casi, quello di un ragazzo di 13 anni giustiziato a marzo per aver fatto volare un aquilone mentre faceva da “sentinella” per una banda. L’Ufficio Onu denuncia, inoltre, che le violenze di massa e lo sfruttamento sessuale sono utilizzati come strumenti di terrore e controllo delle popolazioni che vivono sotto il dominio delle bande. Anche la tratta di minori rimane una pratica preoccupante.