È stato presentato oggi, in arcivescovado a Modena, il resoconto sociale 2024-2025 della Fondazione Ludovico Antonio Muratori (Flam). Sono intervenuti il presidente della Fondazione, mons. Giuliano Gazzetti (vicario generale dell’arcidiocesi di Modena-Nonantola), la vicepresidente Francesca Maletti (vicesindaca del Comune di Modena) e il direttore Federico Valenzano.
La Flam è stata costituita il 24 maggio 2024 da undici fondazioni preesistenti, sorte da altrettante opere pie. L’ente gestisce un patrimonio di 383 unità immobiliari – di cui 308 a uso abitativo – e opera interventi sociali a favore di persone e famiglie in condizioni di difficoltà, attraverso assegnazione di alloggi (con canoni concordati), erogazione di borse di studio, contributi economici e altre forme di sostegno. In questa prima fase Fondazione ha anche investito 1 milione 600mila euro in ristrutturazioni e ha accompagnato e inserito decine di famiglie nelle proprie unità abitative.
Nel suo intervento mons. Gazzetti ha ribadito l’obiettivo dell’ente, cioè “sostenere persone e famiglie in difficoltà” e favorire la loro “autonomia personale, sociale e lavorativa”. La Fondazione punta anche a “garantire la sua sostenibilità”, poiché da essa dipende la qualità e la sicurezza delle abitazioni. La Flam non pretende di “risolvere l’emergenza abitativa” ma di “offrire un segno concreto” rispondendo al “bisogno di aiuto” al fine di “promuovere la dignità delle persone e famiglie accompagnate”. A tale proposito la Flam ha stabilito “nuovi criteri per l’assegnazione dell’alloggio, tenendo conto non solo della dimensione economica ma anche della condizione sociale e sanitaria del nucleo”.
Maletti ha sottolineato l’importanza della “decisione presa dall’arcidiocesi” di unificare le Fondazioni preesistenti dando vita a una “mappa sulle risorse a disposizione del territorio”, che tiene conto delle “necessità delle persone e delle famiglie” seguite dall’ente.
“Mutuando un termine caro a Caritas, la Flam desidera rappresentare un’Opera-segno per l’abitare, promuovendo la realizzazione di microcontesti generativi per favorire comunità coese e solidali”, ha osservato Valenzano, sottolineando che la Fondazione “non ha l’ambizione di rispondere all’emergenza abitativa ma di proporre un modello responsabile di abitare”. Secondo il direttore, “in questa visione l’alloggio assegnato diventa un ‘mezzo’ e non un fine. Per questo la locazione non è a tempo indeterminato e prevede una durata da cinque a dieci anni per permettere all’inquilino di raggiungere un personale obiettivo di vita, condiviso già al momento della richiesta di una casa”.