Emirati Arabi: mons. Martinelli (vicariato Arabia meridionale) a Dubai, “fecondo incrocio di civiltà, non sincretismo”

(Foto AVOSA)

“L’antifonario mudéjar non rappresenta una forma di sincretismo, ma piuttosto un fecondo incrocio di civiltà – un tema di grande rilevanza per il nostro tempo”. Lo ha detto mons. Paolo Martinelli, vicario apostolico dell’Arabia meridionale, intervenendo ieri a Dubai all’evento culturale “Living Testimonies of the Convergence of Faith, Artistic Beauty, and the Dialogue of Civilizations Across the Ages”, promosso dal Crossroads of Civilizations Museum e dal Juma Al Majid Center for Culture and Heritage. Al centro della presentazione un raro manoscritto liturgico: un antifonario mudéjar databile tra il X e il XV secolo, proveniente dalla penisola iberica – probabilmente dal Portogallo o dalla Spagna meridionale – dove cristiani, musulmani ed ebrei convissero a lungo. Il termine mudéjar designa lo stile artistico che fonde elementi cristiani con decorazioni arabo-islamiche – geometrie, archi acuti, assenza di figure – elaborato dai musulmani rimasti nella penisola iberica dopo la Reconquista cristiana. L’opera raccoglie il ciclo liturgico dall’Avvento fino alla Domenica delle Palme ed è decorata con elementi artistici di cultura arabo-islamica. Per mons. Martinelli, il manoscritto evoca direttamente gli Emirati Arabi Uniti: “Un Paese con una chiara identità religiosa e, al tempo stesso, un luogo in cui religioni diverse convivono e culture si incontrano”. Ahmed Obaid Al Mansoori, presidente del museo, ha sottolineato che “le civiltà non crescono nell’isolamento, ma attraverso l’incontro”, aggiungendo che “questo manoscritto non parla solo del passato, ma di ciò che resta possibile”.

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