Rosario Livatino: card. Zuppi, “il male non è l’ultima parola e l’amore non può essere vinto”

“In questi giorni il lezionario ci propone l’ascolto del libro di Giobbe, l’uomo che si scontra con il male. Chi non si scontra con la pandemia, piccola o grande che sia: quando mi raggiunge capisco che è una pandemia, anche se è il solo incontro, sempre doloroso, con la tempesta che sommerge la mia vita, quel mondo che sono io. Mondo nel mondo e non isola che si chiude in sé stesso! Tutti ci confrontiamo con il male. Spesso, intontiti dal benessere – che è una gran bene ma senza anima diventa ingannevole, deforma il cuore, non fa accorgere di sé e del prossimo – finiamo per non accorgerci del male, pigramente pensiamo di poterlo evitare, ci stupiamo che venga, siamo sicuri, stoltamente, che c’è una soluzione. La pandemia ha in maniera fisica imposto la sua agenda a noi che pensavamo di decidere il nostro presente e il nostro futuro”. Lo ha detto questa mattina nel cortile d’onore della Corte suprema di Cassazione il card. Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, nell’omelia della messa celebrata in occasione dei 32 anni dalla morte del Beato Rosario Livatino. “Cosa resta? – si è chiesto il cardinale – Giobbe non se la prende con Dio, pone però la domanda di ogni persona, quella che trova la risposta solo in Gesù: ‘Perché dare la luce a un infelice e la vita a chi ha amarezza nel cuore?’. Perché? Perché il male non è l’ultima parola e l’amore non può essere vinto perché è lui la vittoria. Per noi cristiano l’amore ha un nome e un corpo: Gesù, nome e corpo che ci aiuta a dare nome e corpo a tanti fratelli suoi e nostri e anche da nome e corpo alla nostra povera persona”. Ecco la vittoria sul male, ha concluso il card. Zuppi, “che avviene non per qualche magia o potere disumano, ma per quello più umano: l’amore”.

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