Somalia: Save the Children, “fermare la condanna a morte di quattro ragazzini accusati di aderire a gruppi armati”

Save the Children rivolge un appello alle autorità somale affinché intervengano dopo l’arresto di sei ragazzi e la condanna a morte di quattro di questi da parte di un tribunale militare con l’accusa di essere coinvolti in gruppi armati.
Gli adolescenti sono stati arrestati nell’ottobre 2020 a Galkayo, nella regione di Mudug, nello Stato del Puntland in Somalia, per presunto coinvolgimento in gruppi armati. Quattro dei ragazzi avevano 15 anni al momento dell’arresto. Un tribunale militare di Galkayo il 31 gennaio ha emesso la sentenza di pena di morte per quattro di loro, di età compresa tra 16 e 18 anni, mentre gli altri due, di 16 anni, sono stati condannati rispettivamente a 30 e 20 anni di reclusione. La sentenza viola la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia che la Somalia ha ratificato nel 2015 e che definisce gli impegni del Paese volti a proteggere i diritti dei bambini alla vita, alla sopravvivenza e garantisce loro un’adeguata protezione legale.
“Siamo profondamente preoccupati per queste condanne – dichiara il direttore di Save the Children Somalia, Mohamud Mohamed Hassan –. La pena di morte e la reclusione a lungo termine degli adolescenti, indipendentemente dal loro crimine, non funziona come deterrente e certamente non è in linea con gli standard globali a cui la Somalia ha aderito. Questi ragazzi meritano una possibilità di riabilitazione, e sollecitiamo il governo a garantire la giustizia. Esortiamo l’esecutivo del Puntland a rafforzare l’applicazione e l’attuazione del Puntland Juvenile Justice Act, per proteggere e trattare tutti i minori di età inferiore ai 18 anni in linea con gli standard sui diritti dell’infanzia. In tutta la Somalia i bambini devono essere protetti dal reclutamento e dall’uso da parte di gruppi armati. L’esperienza di essere associati a una forza o a un gruppo armato può avere un impatto devastante e conseguenze immediate e durature per ragazzi e ragazze, che vanno dallo sfruttamento e abuso alle lesioni fisiche o disabilità. Devono essere protetti, non puniti”.

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