Domenica delle Palme: mons. Caiazzo (Matera-Irsina), “sofferenze e sacrifici di oggi si trasformino in aurora di resurrezione”

“È triste vivere l’ora del dolore, del dramma del momento presente e non sentire la presenza di un affetto, di una mano che stringe la tua, di una spalla sulla quale poter poggiare la propria testa. È triste non sentire il conforto almeno della preghiera”; mai come in questi giorni “la scena del Getsemani sta mostrando la sua attualità” ma questo “è il momento della condivisione del dolore”, il momento in cui “a corresponsabilità ci deve far sfuggire la tentazione del pensare solo a se stessi e alle proprie cose e capire che bisogna fare un passaggio molto importante: dall’io al noi”. Lo ha affermato ieri mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, arcivescovo di Matera-Irsina, nell’omelia della messa per la Domenica della Palme celebrata sul sagrato della cattedrale di Matera. “Tanti nostri fratelli e sorelle, improvvisamente, si sono trovati a portare una croce che non era loro, non conoscevano”, vivendo “l’ora dell’impotenza, della crudeltà della vita”. “Guai a noi – il monito del presule – se quanto stiamo vivendo, una volta che tutto sarà finito, dovesse cadere nel dimenticatoio. Se i sacrifici” non si trasformeranno “in aurora di risurrezione: nuovo modo di rapportarci con la vita, con la storia, con gli altri, con le cose, con gli affetti, con le scelte che siamo chiamati a fare”. “Già oggi, da qui, bisogna ripartire con la consapevolezza che il futuro è già in atto, che dopo tre giorni Cristo ha distrutto la morte. La Pasqua allora sarà vera e autentica se entreremo in questa logica che è la logica di Dio: ha preso su di sé tutti i nostri peccati e li ha crocifissi lasciandosi crocifiggere, per rendere ogni uomo libero”. Ora, in primavera, “tutto sta germogliando e “i fiori, gli uccelli, in questo silenzio irreale che stiamo vivendo, sono l’inno alla vittoria della vita che siamo chiamati ad ascoltare, imparare, cantare”.

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