Festival di Berlino: premi a Elio Germano e ai fratelli D’Innocenzo. Giraldi (Cnvf), “applausi a Germano, ma anche allo sguardo poetico di Diritti”

(Foto Chico De Luigi)

70° Festival internazionale del cinema di Berlino, l’Orso d’oro per il miglior film va all’iraniano “There is no Evil” (“Sheytān vojud nadārad”) di Mohammad Rasoulof, che ha ottenuto anche il riconoscimento della Giuria ecumenica promosso dall’organizzazione cattolica Signis e da quella protestante Interfilm. La Giuria internazionale della Berlinale, guidata dal britanno Jeremy Irons, ha assegnato poi due premi pesanti all’Italia: anzitutto l’Orso d’argento per la miglior interpretazione a Elio Germano nel film “Volevo nascondermi” di Giorgio Diritti, prodotto dalla Palomar di Carlo Degli Esposti; e l’Orso d’argento per la migliore sceneggiatura ai fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo per “Favolacce”. Per Elio Germano arriva dunque un altro importante riconoscimento internazionale dopo il successo al Festival di Cannes nel 2010 come miglior attore per “La nostra vita” di Daniele Luchetti. Ora la sua interpretazione del pittore Antonio Ligabue nel film di Diritti ha convinto profondamente la Giuria di Berlino, che ha sottolineato così la sua scelta: “Per il suo straordinario lavoro nel catturare sia la follia esteriore che la vita interiore dell’artista Toni Ligabue”.
Ricevendo l’Orso d’argento, Germano ha dichiarato: “Lo voglio dedicare, questo premio, a tutti gli storti, tutti gli sbagliati, tutti gli emarginati, tutti i fuori casta e ad Antonio Ligabue e alla grande lezione che ci ha dato, che è ancora con noi, che quello che facciamo in vita rimane. Lui diceva sempre: ‘Un giorno faranno un film su di me’. Ed eccoci qui!”. Il presidente della Commissione nazionale valutazione film della Cei, Massimo Giraldi, accoglie così il successo italiano a Berlino: “È senza dubbio un riconoscimento importante per Elio Germano, il cui talento trova conferma, da Cannes a Berlino, per le scelte di qualità e i ruoli di grande spessore, intensità. Un premio però che di fatto è giusto condividere con il regista-sceneggiatore Giorgio Diritti, che in appena quattro film ha dato la misura di uno sguardo di forte umanità, lo sguardo di un autore di cinema che va scomparendo. Un cinema che trova molti richiami con quello di Ermanno Olmi. Il suo ritratto di Ligabue emana sofferenza e poesia insieme, fondendo il mondo interiore del pittore con l’universo cromatico delle sue opere. Probabilmente ‘Volevo nascondermi’ è l’opera più bella che Diritti a oggi ha realizzato”.

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