Papa Francesco: a Santa Marta, “i sacerdoti abbiano il coraggio di uscire e andare dagli ammalati a portare l’Eucaristia”

(Foto Vatican Media/SIR)

“Preghiamo il Signore anche per i nostri sacerdoti, perché abbiano il coraggio di uscire e andare dagli ammalati, portando la forza della Parola di Dio e l’Eucarestia e accompagnare gli operatori sanitari, i volontari, in questo lavoro che stanno facendo”. È l’invito del Papa, nell’omelia della seconda messa trasmessa in diretta streaming da Santa Marta e offerta per chi soffre a causa del coronavirus e per chi cura gli ammalati. “Ieri la Parola di Dio ci insegnava a riconoscere i nostri peccati e a confessarli, ma non solo con la mente, anche con il cuore, con uno spirito di vergogna”, ha ricordato Francesco: “E oggi il Signore chiama tutti noi peccatori a dialogare con Lui, perché il peccato ci rinchiude in noi stessi, ci fa nascondere o nascondere la verità nostra, dentro. È quello che è successo ad Adamo, a Eva: dopo il peccato si sono nascosti, perché avevano vergogna; erano nudi. E il peccatore, quando sente la vergogna, poi ha la tentazione di nascondersi. E il Signore chiama: ‘Su, venite, discutiamo – dice il Signore -, parliamo del tuo peccato, parliamo della tua situazione. Non abbiate paura. No …’. E continua: ‘Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana’. ‘Venite, perché io sono capace di cambiare tutto – ci dice il Signore – non abbiate paura di venire a parlare, siate coraggiosi anche con le vostre miserie’”. “Avere il coraggio di andare con le nostre miserie a parlare con il Signore”, l’esortazione del Papa, che ha messo in guardia da un atteggiamento ipocrita: “Fare finta di non essere peccatori”, come facevano i dottori della legge al tempo di Gesù. “L’apparenza, la vanità”, il monito di Francesco: “Coprire la verità del nostro cuore con la vanità. La vanità non guarisce mai! La vanità non guarisce mai. Anche, è velenosa, va avanti portandoti la malattia al cuore, portandoti quella durezza di cuore che ti dice: ‘No, non andare dal Signore, non andare. Rimani tu’. La vanità è proprio il posto per chiudersi alla chiamata del Signore. Invece, l’invito del Signore è quello di un padre, di un fratello: ‘Venite! Parliamo, parliamo. Alla fine Io sono capace di cambiare la tua vita dal rosso al bianco’”.

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