Coronavirus Covid-19: mons. Nosiglia (Torino e Susa), “preghiera e riflessione”

Preghiera e grande attenzione nell’osservare le indicazioni dello Stato. È la sintesi del messaggio che l’arcivescovo di Torino e amministratore apostolico di Susa, mons. Cesare Nosiglia, ha inviato questo pomeriggio a conferma della presenza della Chiesa nella lotta contro Covid-19. “Affrontiamo – afferma Nosiglia –, le limitazioni di questo tempo senza cedere allo scoraggiamento, ma sfruttando appieno le possibilità che ci sono date per vivere intensamente la Quaresima. Lo Stato giustamente propone tutta una serie di divieti e disposizioni necessarie ad arginare il diffondersi del virus. Noi credenti sappiamo e crediamo che la preghiera sia uno dei mezzi più efficaci e necessari per impetrare la misericordia e l’aiuto del Signore indispensabile per ottenere la grazia della liberazione da ogni male che ci assilla”.
Confermate quindi tutte le disposizioni già fornite dalla Chiesa torinese.
Le chiese restano aperte e chi lo desidera può raccogliersi in preghiera. La celebrazione della messa feriale da parte dei sacerdoti deve essere in forma privata. Nosiglia ha quindi invitato tutti i santuari, i monasteri e le comunità religiose, i centri di spiritualità “ad intensificare la preghiera che quotidianamente rivolgono al Signore con una speciale richiesta di supplica e di intercessione della Beata Vergine Maria”.
“Altri tipi di preghiere pubbliche – viene poi precisato da una nota –, rientrano nel novero delle cerimonie religiose da evitare in questo tempo. Ugualmente sono da rinviare le celebrazioni dei battesimi e dei matrimoni”.
Nei giorni festivi, “il precetto eucaristico è sospeso” ma “non viene meno il precetto festivo domenicale, inteso come il dovere, il diritto e il dono di vivere il giorno del Signore come giorno di festa e di comunione”. L’invito è quindi a “radunarsi per la preghiera familiare, aiutati da opportuni sussidi offerti dalle Diocesi”.
“Non dimentichiamo – dice quindi Nosiglia –, che la Quaresima è tempo propizio per esercitare in modo più intenso la carità verso i poveri, i malati e sofferenti e quanti vivono ai margini della nostra società”. L’arcivescovo quindi invita ad una “riflessione personale sul momento che stiamo vivendo. Il Coronavirus con cui dobbiamo ogni giorno fare i conti, ci sta insegnando qualcosa di fondamentale: una società come la nostra all’avanguardia nella tecnologia, nella medicina, nelle previsioni del futuro, viene messa in ginocchio, nel caos e nella paura, da un piccolissimo virus, che ci spaventa come un mostro invincibile e ci obbliga a cambiare radicalmente la nostra vita quotidiana”.

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