Coronavirus Covid-19: don Ambarus (Caritas Roma), “non vedere i poveri come untori, hanno ancora più bisogno di aiuto”

foto SIR/Marco Calvarese

“L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo ci pone di fronte a nuove necessità, rischiando di minare proprio quella che è la principale caratteristica del nostro agire: tessere relazioni e curare le ferite dell’anima”. Lo scrive il direttore di Caritas Roma, don Benoni Ambarus, nella sua lettera alle parrocchie romane. “Conosco bene e ne sono consapevole che la paura del contagio tende a sacrificare questo tipo di rapporti: si ha timore di incontrare le persone, in modo particolare i poveri, perché in essi vediamo un agente del contagio – aggiunge –. È fondamentale, invece, non vedere essi come degli untori, ma fratelli che proprio in questo periodo in cui tutti si chiudono in sé stessi, hanno ancora più bisogno di qualcuno che li ascolti e li aiuti, pur con tutte le attenzioni e precauzioni”. Il sacerdote riflette anche sul fatto che “le nostre opere – i centri di ascolto, le mense, gli ostelli, gli empori, i servizi su strada, i centri di distribuzione di alimenti e vestiario, le docce – sono chiamate a ripensare alcune procedure operative affinché l’azione caritativa sia più vicina alle esigenze di chi soffre e si svolga in modo sicuro per i volontari e le comunità che li ospitano”. Alla luce di ciò, gli operatori della Caritas diocesana in contatto con le autorità competenti, hanno predisposto “una nota con una serie di consigli su come organizzare i servizi nei diversi centri”. Si tratta di indicazioni che “in questi giorni sono state sperimentate nelle opere-segno promosse dalla diocesi”. Infine, don Ambarus invita tutti, oltre che ad attenersi a queste disposizioni, è anche quello di “vivere e promuovere quelle forme di carità della ‘porta accanto”, “un’attenzione particolare a quanti vivono in solitudine, soprattutto gli anziani, e che in questo contesto possono sentirsi ancora più emarginati”.

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