Oltre 22.600 civili sono stati uccisi da armi esplosive nel 2025. È quanto emerge dal nuovo rapporto Explosive Weapons Monitor 2025, pubblicato dall’osservatorio della società civile che svolge ricerca e monitoraggio per conto dell’International Network on Explosive Weapons (Inew), la rete internazionale di circa 50 organizzazioni non governative di cui fa parte anche la Rete Italiana Pace e Disarmo.
Il 56% dei morti civili registrati è attribuito alle forze armate israeliane. Tredici i contesti più gravemente colpiti: Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Iran, Iraq, Libano, Myanmar, Palestina, Somalia, Sud Sudan, Sudan, Siria, Ucraina e Yemen. Gli attacchi con armi esplosive che hanno colpito gli aiuti umanitari sono aumentati del 52%: almeno 1.688 incidenti registrati in 17 Paesi e territori, di cui circa il 90% in Palestina. Operatori umanitari uccisi e assistenza salvavita interrotta proprio nel momento di maggiore bisogno. Gli attacchi all’istruzione sono cresciuti del 64%: almeno 1.416 incidenti in 27 Paesi e territori in cui armi esplosive hanno danneggiato o distrutto strutture scolastiche o ucciso studenti e insegnanti. Anche la sanità continua a essere sotto attacco: almeno 1.272 incidenti in 22 Paesi e territori hanno colpito strutture sanitarie, ambulanze e personale medico, concentrati per circa il 90% in Libano, Myanmar, Palestina e Ucraina.
Katherine Young, responsabile della ricerca dell’Explosive Weapons Monitorl afferma: “Quando le armi esplosive vengono usate in aree popolate, i civili soffrono. Ciò che è particolarmente allarmante è che questo danno è diventato persistente nei conflitti di tutto il mondo, con il rischio di normalizzare la sofferenza civile su scala massiccia”.
La Rete Italiana Pace e Disarmo che ha rilanciato oggi i dati del Rapporto in Italia, chiede al governo italiano di “dare piena e concreta attuazione agli impegni assunti con la Dichiarazione politica Ewipa” e cioè di “adottare politiche e direttive nazionali che limitino l’uso di armi esplosive nelle aree popolate”. “Il bombardamento delle città è diventato la normalità della guerra contemporanea, e a pagarne il prezzo sono quasi sempre i civili”, evidenzia Alfio Nicotra, Coordinatore dell’Esecutivo della Rete Italiana Pace e Disarmo “Non possiamo accettare che oltre 22.600 vite spezzate in un anno vengano derubricate a semplice ‘danno collaterale’. L’Italia ha sottoscritto la Dichiarazione politica EWIPA e ora deve passare dalle parole ai fatti: proteggere i civili e le infrastrutture da cui dipende la loro sopravvivenza non è un’opzione, è un obbligo giuridico e morale”.