In attesa di dare avvio alle tradizionali celebrazioni della Tredicina 2026, nella Basilica del Santo, a Padova, fervono i preparativi per accogliere al meglio i tantissimi pellegrini e devoti che già stanno arrivando al santuario per salutare Sant’Antonio. Fortunati questa mattina quanti, al termine della santa messa delle ore 10, hanno potuto assistere alle operazioni per posizionare la tradizionale statua lignea che il 13 giugno uscirà in processione per le vie di Padova, nella navata centrale del santuario. Dopo aver “riposato” per un anno, ecco nuovamente la venerata effige tornare a mostrarsi, delicatamente posizionata dagli artieri e dai frati, addobbata con la corona e pronta, in questi giorni, ad accogliere preghiere, ringraziamenti, voti e supplici.
Intanto già dai primi di maggio si succedono gli arrivi di pellegrini da tutto il mondo e i numeri fanno già pensare ad una Tredicina molto partecipata. I numeri del contapersone apposto al termine del corridoio delle Reliquie già si attestano su una media di oltre 2mila passaggi al giorno con punte di oltre 3mila nei sabati e nelle domeniche del mese mariano. Nel dettaglio, 3.225 passaggi sabato 2 maggio; 3.283 la domenica 3 maggio; 2.802 il 5 maggio con i primi arrivi dalla Polonia e un gruppo dal Messico; 3.315 sabato 9 maggio; 3.129 domenica 10 maggio; 3.153 sabato 16 maggio con gruppi provenienti dall’Austria, dalla Croazia e dagli Stati Uniti. E ancora 3.460 i passaggi registrati la domenica successiva con un gruppo di pellegrini giunto dalla Corea. Dal registro degli arrivi custodito in Sagrestia, è prenotato in questi giorni che anticipano l’avvio delle celebrazioni della Tredicina, un gruppo di circa mille croati, giunti numerosissimi anche lo scorso anno negli stessi giorni. Una devozione senza confini quella che si prepara a celebrare anche questa Tredicina, il cui tema è ispirato dall’Ottavo centenario dalla morte di San Francesco.
“Il tema della Tredicina di quest’anno – anticipa il rettore della Basilica di Sant’Antonio, padre Antonio Ramina – è la morte di San Francesco di cui ricorre l’ottavo centenario. Guardiamo ad Antonio come a un discepolo autorevole di Francesco d’Assisi che con lui condivide la passione per il Vangelo vissuto e predicato, la passione per la difesa dei poveri, per l’essere contro le ingiustizie. Inoltre, frate Antonio con Francesco aveva condiviso anche lo spirito della pace e del dialogo; come Francesco va dal sultano, Antonio viene da Ezzelino da Romano. Entrambi si sono prodigati per far dialogare fazioni in lotta. Sono stati due uomini, quindi immediati sul fronte della ricerca del contatto, della mediazione, del dialogo. Una posizione molto attuale in questo momento che ancora una volta ha bisogno dell’eredità di questi due Santi: parlare ai potenti per cercare di conciliare le divergenze, abbassare le tensioni. Il loro sguardo è capace di portare l’annuncio della pace senza pretesa ma predicando il Vangelo e soprattutto vivendo in prima persona questa pace lì dove è impedita dall’ingiustizia”.