Pentecoste: mons. Giombanco (Patti), “assumere la postura di pellegrini di una speranza che continua a farsi strada nei cuori”

L’area dell’ex Museo dei Nebrodi, a Sant’Agata Militello, ha ospitato la solenne veglia di Pentecoste della diocesi di Patti, quest’anno resa ancor più “speciale” in quanto culmine della Missione Evangelizzatrice, tenutasi dal 14 al 22 maggio. Sacerdoti, consacrati, gruppi, associazioni, movimenti, laici, si sono ritrovati per invocare insieme il dono dello Spirito Santo “perché – come evidenziato dal vescovo, mons. Guglielmo Giombanco, al termine della sua omelia – il tempo che stiamo vivendo, pur segnato da conflitti e sofferenze, non è un momento triste e senza speranza, che induce a vivere ripiegati su se stessi nel pessimismo, ma è un tempo meraviglioso perché è la stagione delle potature portare più frutto e ricondurci sulle vie del Signore”. Il presule si è soffermato sulla Missione Evangelizzatrice, che ha avuto l’apporto dei Frati minori: “La Missione ci ha fatto sperimentare la gioia, che è uno dei frutti dello Spirito, di esser chiamati e mandati e la gioia di appartenere al Signore e alla Chiesa perché battezzati. Noi pellegrini dobbiamo assumere la postura di pellegrini di una speranza che continua a farsi strada nei cuori, perché il Vangelo ha bisogno di cuori che lo incarnano”. “Un altro frutto della Missione – ha proseguito mons. Giombanco – è stato il sapiente mettersi insieme in atteggiamento di corresponsabilità, pur con le divergenze di vedute, ma finalizzate sempre a scegliere ciò che è bene per la vita delle comunità. Ringrazio dal profondo del cuore innanzitutto Dio per i doni di grazia elargiti durante la Missione, i sacerdoti, le consacrate e i consacrati – i Frati minori –, i laici che hanno accolto la chiamata ad essere evangelizzatori e quanti hanno contribuito a vario titolo, sentendosi corresponsabili nella missione della Chiesa”. “La Missione Evangelizzatrice – ha rimarcato il vescovo – rimane aperta, non si conclude, perché quello che abbiamo vissuto in questi giorni di grazia possa essere assunto come stile permanente nelle nostre comunità. Saremo capaci di sognare e di avere visioni anche noi ? sì, lo saremo se camminiamo insieme e se ci lasciamo guidare con docilità e coraggio dallo Spirito. Il Signore ci chiede sempre di tornare ai luoghi dei nostri vissuti esistenziali e pastorali e a guardare alle persone, testimoniando quell’attenzione che si esprime con gesti di umanità e di amore, aiutando l’uomo a trovare il senso autentico della propria umanità nell’incontro con Gesù”. La veglia si è conclusa con la preghiera davanti al simulacro della Madonna Annunziata, custodita nella chiesa di San Michele Arcangelo, a Patti, davanti al quale i rappresentanti dei sei vicariati della diocesi hanno deposto dei ceri. A Maria il vescovo ha chiesto “la santa audacia di cercare nuove strade perché giunga a tutti il dono della bellezza che non si spegne”.

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