Diocesi: Milano, mons. Delpini a Rogoredo. Don Vitali, “Chiesa dalle genti, dono dello Spirito e compito da realizzare”

(Milano) “Ecco la novità che provoca turbamento: i diversi popoli possono intendersi, le diverse lingue possono comunicare. Tutta la storia e tutte le notizie di ieri e di oggi dicono che i popoli sono diversi e perciò non possono intendersi, che bisogna farsi la guerra. L’umanità sembra fatta per vivere di scontri, di risentimenti, di contrasti di idee, di gusti, di interessi, di prepotenze”. Al contrario, “la festa delle genti è la testimonianza che oggi la comunità dei discepoli di Gesù, la Chiesa cattolica, vuole dare al mondo intero. Siamo chiamati a condividere non a contrapporre, a stare insieme, non a disperderci, a essere fratelli e sorelle, non a essere nemici e avversari, ma a essere un cuore e un’anima sola nella pace e nella giustizia”. È stato un richiamo forte quello venuto dall’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, nel giorno di Pentecoste che, nella Chiesa ambrosiana, è anche la Festa diocesana delle genti, volutamente celebrata, quest’anno a Rogoredo in un quartiere spesso sulle prime pagine dei giornali, ma che significa molto altro rispetto alla cronaca nera. Un ritrovarsi, condiviso e gioioso, per un’intera giornata di cui la messa, concelebrata dai cappellani delle diverse comunità cattoliche presenti in diocesi è stato il momento più atteso. 25 le realtà presenti, tra i colorati gazebo – per la prima volta anche la comunità siro-malabarese indiana di rito orientale – nei quali si sono affollate di circa 3.000 persone che hanno preso, poi, parte alla messa.
Animata in diverse lingue, con i fedeli nelle vesti tipiche dei Paesi di origine e i canti eseguiti secondo le rispettive tradizioni, la liturgia è stata aperta dal saluto del responsabile dell’ufficio per la Pastorale dei migranti, don Alberto Vitali. “Non è retorica – ha detto – parlare ancora e sempre di Chiesa dalle genti, come di un dono elargitoci dallo Spirito, ma anche come compito da realizzare”.
Parole per cui l’omelia di monsignor Delpini è sembrata quasi una risposta. “Molti pensano che si viva per pretendere di essere serviti, che le doti, le risorse, il potere, il denaro servano per dominare gli altri e per fare i propri interessi. I discepoli si riconoscono perché praticano il comandamento di Gesù, cioè rispondono alla chiamata a farsi servi gli uni degli altri. La città dove viviamo, i Paesi che cui proveniamo possano testimoniare discorso sconcertante: Gesù è vivo in mezzo a noi e trasforma la nostra vita. Tre parole quindi: Gesù risorto, unità, servizio”, ha concluso il presule che, a margine con i giornalisti, è tornato sulle vicende che hanno interessato il vicino “Boschetto” di Rogoredo, luogo simbolo dello spaccio e della diffusione della droga in città.
“Si può visitare questa povertà, come fanno tante associazioni con diverse iniziative, cattoliche o di qualunque altra estrazione che cercano di essere presenti qui per dare un soccorso, per cercare di convincere anche i tossicodipendenti che ci sono possibilità di riscatto. Si può anche cercare di fare un’alleanza per incoraggiare queste persone a risolvere i loro problemi. Nessuno di noi ha la soluzione dei problemi degli altri, però tutti possiamo essere protagonisti di una storia migliore: per essere salvati bisogna che ci sia uno che salva, ma bisogna anche desiderare di essere salvati e quindi è necessario seminare in queste persone una speranza”, ha osservato Delpini.

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