“Chi usa il nome di Dio per legittimare terrorismo, violenza o guerra ne tradisce il volto: combattere in nome della religione significa, in realtà, colpire la religione stessa”. È uno dei passaggi più dirompenti di “Magnifica Humanitas”, al centro dell’intervento di mons. Antonio Staglianò, presidente della Pontificia Accademia di Teologia, che oggi ha commentato l’enciclica di Papa Leone XIV. Per Staglianò il documento non è soltanto un contributo al magistero sociale sull’intelligenza artificiale: è un atto di sviluppo dogmatico. Il suo nucleo teologico si trova al n. 228: “La pace anzitutto proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente”. L’avverbio è decisivo: se Dio ama tutti senza condizioni, non può volere la guerra come castigo o come vendetta. Il punto di svolta è al n. 192, dove Leone XIV scrive che “è più che mai importante ribadire il superamento della teoria della ‘guerra giusta’, troppo spesso invocata a giustificare qualsiasi guerra”. Per Staglianò si tratta di una presa di posizione sulla natura stessa di Dio: non esiste una guerra santa, non esiste un Dio degli eserciti che si schiera in un conflitto umano. Lo sviluppo dogmatico si compie nella conclusione cristologica: alla tentazione prometeica del transumanesimo, Leone XIV contrappone la via dell’Incarnazione. “Il Dio che Gesù ha rivelato non è un sovrano che punisce, ma un Padre che perdona. Non è un guerriero, ma un Agnello immolato”, conclude Staglianò. “È il Dio affidabile”.