“Il nostro Paese conosce tante solitudini”. Lo ha detto il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, aprendo in Vaticano l’Assemblea generale dei vescovi italiani. “Ci sono anziani che non aspettano più nessuno, giovani che faticano a immaginare il futuro, famiglie appesantite da ritmi e precarietà, adulti che portano in silenzio fallimenti e paure, fragili chiusi in un mondo in cui non sono padroni di sé stessi, poveri che diventano invisibili perché disturbano poco”, l’analisi del cardinale: “Anche le nostre comunità ecclesiali possono essere attraversate da stanchezza, frammentazione, incomprensioni”. “Costruire comunità non è un’operazione di marketing pastorale. È la forma stessa della fede”, ha spiegato: “Per questo continuiamo a stare vicino alle famiglie, ai giovani, agli anziani, a chi vive nella solitudine. Continuiamo a spenderci nella cura dei poveri. Continuiamo a educare al legame, alla pazienza, alla prossimità. E continuiamo, con serietà, il cammino di promozione della tutela dei minori contro ogni forma di abuso: l’ascolto delle vittime, il riconoscimento delle ferite, la conversione comunitaria, la responsabilità delle istituzioni ecclesiali”. “Una Chiesa adulta non nasconde le proprie ombre”, ha affermato Zuppi: “La comunità cristiana non è il luogo dei perfetti”.