“Guardare alla croce come segno di speranza per tutti. È sulla croce, come su una roccia, che siamo chiamati a rimanere saldi e ad affrontare le difficoltà del momento presente. La croce è il segno dell’amore di Dio che è morto per noi, ma è anche un segno di speranza. È morto e risorto”. Con queste parole, il nunzio apostolico in Libano, mons. Paolo Borgia, ha benedetto ieri il nuovo crocifisso del villaggio cristiano di Debel, nel sud del Libano, donato alla comunità locale dal contingente italiano di Unifil, in seguito alla distruzione del precedente crocifisso da parte di un soldato israeliano, azione che aveva suscitato sdegno e condanna a livello internazionale e portato al congedo dell’autore e alla sua punizione. Il dono del contingente italiano Unifil rappresenta “un segno concreto di vicinanza alla popolazione duramente colpita dalle violenze” e vuole riaffermare “il proprio impegno non solo sul piano della sicurezza, ma anche del sostegno umano e simbolico alle comunità locali, nel rispetto dei luoghi di culto e della libertà religiosa”. “Il messaggio – ha detto il nunzio Borgia – è di guardare alla croce come segno di speranza per tutti. È sulla croce, come su una roccia, che siamo chiamati a rimanere saldi e ad affrontare le difficoltà del momento presente. La croce è il segno dell’amore di Dio che è morto per noi, ma è anche un segno di speranza. È morto, ma è anche risorto. È sulla croce, come su una roccia, che siamo chiamati a rimanere saldi e ad affrontare le difficoltà del momento presente. La croce è il segno dell’amore di Dio che è morto per noi, ma è anche un segno di speranza. Egli è morto, ma è anche risorto. Guardare alla croce significa guardare al luogo di Dio e volgere lo sguardo al futuro. Egli è sempre la speranza per coloro che credono in Lui. Il popolo di Debel deve rimanere unito alla croce come su una solida roccia. Solo attraverso la croce e la fede possiamo trovare la vera speranza, la forza e l’amore necessari per affrontare questi momenti”.