Con il via libera al ventesimo pacchetto di sanzioni alla Russia, l’Unione europea mette l’accento sul contrasto all’elusione scegliendo di attivare per la prima volta lo strumento anti-coercizione verso Paesi terzi che esportano nuovamente verso Mosca beni europei ad alto rischio militare, su tutti il Kirghizistan. “Oggi abbiamo finalmente superato lo stallo”, esulta l’Alta rappresentante Ue, Kaja Kallas, sottolineando che l’Europa fornirà all’Ucraina “tutto il necessario per resistere” e ribadendo che questa linea dovrà proseguire “finché Putin non capirà che questa guerra non porta da nessuna parte”. Il nuovo pacchetto impatta anche sul settore energetico russo e inserisce ulteriori 46 imbarcazioni nella “black list” della cosiddetta flotta fantasma, cioè quelle navi battenti bandiere di Paesi terzi attraverso cui la Russia prosegue il business degli idrocarburi aggirando le sanzioni comunitarie. Sul fronte finanziario, le misure colpiscono istituti bancari russi e alcuni intermediari in Paesi terzi, prendendo di mira i servizi di criptovalute e canali di pagamento alternativi che consentono di aggirare le sanzioni. Sul piano commerciale, nuovi divieti all’export su beni di largo uso e materiali sensibili per l’industria militare, mentre aumentano i limiti all’importazione di metalli, prodotti chimici e minerali, nonché ad alcuni operatori di beni “dual use” per via del loro potenziale impiego a scopo militare.