Dal 17 al 19 aprile 2026, i 33 giovani creator digitali denominati “Shine Crew” hanno vissuto un weekend di formazione professionale presso l’Eremo del Santissimo Salvatore dei Camaldoli a Napoli, nell’ambito del progetto “Shine to Share”, del Servizio per la Promozione del Sostegno Economico alla Chiesa Cattolica (Spse) e del Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile della Cei, guidati rispettivamente da Massimo Monzio Compagnoni e don Riccardo Pincerato. Selezionati tra oltre cento candidati di un contest nazionale, i giovani digital creator provenienti da tutte le regini ecclesiastiche d’Italia, hanno già alle spalle sei mesi di formazione e accompagnamento professionale curati dai docenti dell’Istituto Universitario Salesiano di Venezia (Iusve) Nicolò Fazioni, Sara Lovato e Marco Sanavio, dopo una prima fase affidata all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Il weekend partenopeo era, in questo senso, una tappa attesa: il momento in cui il lavoro fatto si misura con la realtà. A Napoli il percorso ha fatto un salto di qualità: sotto la guida del fotografo Giovanni Cocco, co-fondatore e direttore creativo di Ulilearn, i giovani creator hanno affrontato una sessione di lavoro professionale capace di trasformare la tecnica fotografica in una riflessione più profonda su cosa significhi realmente raccontare storie positive. Con il coordinamento di Paolo Cortellessa e don Enrico Garbuio dello Spse, i ragazzi si sono poi immersi in una caccia fotografica per i vicoli della città con un obiettivo preciso: riconoscere e immortalare storie e logiche del dono. L’esperienza ha lasciato il segno, dentro e fuori. Sofia Toti, del Lazio, ha descritto con precisione ciò che molti hanno vissuto tra quei vicoli: “Siamo immersi ogni giorno in un flusso continuo di immagini, così veloce da rischiare di renderci ciechi. Eppure, a Napoli, qualcosa si è fermato o, forse, siamo stati noi a fermarci davvero. Educarsi all’immagine significa in fondo educarsi alla relazione”. Laura Pagnini, dalle Marche, ha invece messo a fuoco la responsabilità di chi sceglie di comunicare: “È importante saper distinguersi e cogliere tutti i dettagli attraverso la nostra sensibilità, non tanto per “emergere”, ma perché ognuno è ‘prezioso’ a modo proprio”. A suggellare il tutto il brano dei discepoli di Emmaus che ha guidato la riflessione della domenica, colta da Simone Colombo di Milano come uno specchio fedele di quanto vissuto in quei tre giorni: “In questi giorni a Napoli abbiamo sperimentato cosa vuol dire essere chiesa, quella compagnia di amici nella quale possiamo riconoscere la presenza del Signore Gesù. Questo è ciò che ci fa aprire gli occhi, come quando si coglie l’attimo in una foto”.