“I Piani nazionali per la non autosufficienza e per l’assistenza agli anziani rappresentano un passaggio importante, ma risultano ancora insufficienti per rispondere ai bisogni di milioni di persone fragili e delle loro famiglie”. È quanto emerge dalle valutazioni di Auser Rete associativa nazionale Ets sui due strumenti di programmazione pubblica.
Secondo Auser, “l’attuazione dei Piani è fortemente condizionata da ritardi nelle riforme in corso e da criticità operative”. Tra queste, “il mancato completamento degli interventi del Pnrr, in particolare sullo sviluppo delle Case della comunità e dei Punti unici di accesso, fondamentali per garantire una presa in carico efficace e personalizzata delle persone non autosufficienti”.
Preoccupano inoltre “i dati relativi alla riforma della disabilità e alla sperimentazione della prestazione universale, che evidenziano una riduzione delle domande accolte e criteri di accesso troppo restrittivi, con il rischio concreto di escludere migliaia di cittadini dai propri diritti”.
Auser sottolinea “la necessità di una valutazione congiunta dei due Piani, considerati complementari: il Piano nazionale per la non autosufficienza (Pnna) copre la popolazione fino ai 70 anni, mentre il Piano anziani – non ancora adottato – riguarderà gli over 70. Una distinzione che, senza adeguato coordinamento, rischia di generare frammentazione e discontinuità nei servizi”.
Tra le principali criticità segnalate: scarsa integrazione tra servizi sociali e sanitari; criteri di riparto delle risorse non sempre coerenti con i bisogni reali; carenza di finanziamenti strutturali aggiuntivi; ritardi nell’adozione e nell’attuazione dei Piani; difficoltà di coordinamento tra livelli istituzionali e territoriali.
Per superare queste criticità, Auser propone “un rafforzamento dell’integrazione tra i due Piani a tutti i livelli: a livello nazionale, definire un modello unico di presa in carico e strumenti condivisi di valutazione; a livello regionale, adottare una programmazione integrata e una governance unitaria; a livello territoriale, garantire Punti unici di accesso realmente operativi e multidisciplinari; rafforzare il ruolo del progetto personalizzato e introdurre figure di case manager per i casi complessi”.
Fondamentali anche” un sistema informativo integrato, la formazione congiunta degli operatori e il coinvolgimento strutturato dei caregiver e del Terzo settore”.
“Senza investimenti adeguati e un reale coordinamento tra i servizi – conclude Auser – i Piani rischiano di rimanere strumenti deboli, incapaci di garantire diritti e qualità della vita alle persone non autosufficienti e alle loro famiglie”.