“Le Culle per la Vita non sono solo strutture tecniche, ma segni concreti di una società che accoglie senza giudicare”. Lo afferma Marina Casini, presidente del Movimento per la Vita, in un intervento pubblicato su vitanews.org dopo il ritrovamento, domenica 19 aprile a Bergamo, di un neonato lasciato nella Culla per la Vita collocata davanti alla sede della Croce Rossa nel quartiere di Loreto. “Dietro quella scelta c’è una storia che non conosciamo, probabilmente segnata da difficoltà e angoscia, ma anche da una decisione chiara: non negare la nascita, non abbandonare, bensì affidare”, osserva Casini, ricordando il messaggio lasciato dai genitori del piccolo: “Ti auguro una vita piena di gioia e di serenità, che in questo momento non ti possiamo dare. Ma sei stato tanto amato”.
Secondo la presidente del Movimento per la Vita, le circa sessanta Culle per la Vita presenti in Italia rappresentano “una possibilità sicura, anonima e legale per le madri in difficoltà” e sono “il simbolo di una comunità che si fa prossima, che riconosce valore e dignità a ogni vita”. Casini richiama anche il diritto al parto in anonimato, ricordando che “ogni donna può partorire gratuitamente e in sicurezza in ospedale, scegliendo di non essere nominata nel certificato di nascita”. “La loro semplice e visibile presenza – conclude – salva non solo i bambini che vengono lì deposti, ma anche quelli le cui madri, vedendo la culla, possono sentirsi incoraggiate a dire sì a quel figlio o a quella figlia che portano in grembo”.