“Nessuno si illude di aver presentato il vero Islam, come se fosse possibile racchiudere una religione così vasta in poche formule. Ma è senz’altro vero che l’Islam che emerge da queste schede è un Islam autentico”. A garantirlo, ha sottolineato oggi a Palazzo Borromeo don Valentino Cottini, già preside del Pisai, è anzitutto l’équipe che le ha redatte, “costituita in numero paritetico da cristiani e da musulmani”, tra i quali “è nata non solo la fiducia reciproca, ma una vera amicizia”. Accanto a lui la studiosa Nadjia Kebour, docente al Pisai e all’Urbaniana: “Considero l’ignoranza la radice del male. Vivo in Italia da 22 anni e sento ancora pregiudizi sull’Islam nei telegiornali”. E ancora: “Il terrorismo esiste, l’ho vissuto in Algeria negli anni Novanta e ne porto le ferite, ma questo non significa che l’Islam sia una religione del terrorismo”. Kebour ha curato in particolare le schede sulla spiritualità, l’adorazione e il sufismo: “L’Islam non è soltanto sharia, leggi da applicare, lecito e illecito: è anche mistica, spiritualità, interiorità”. In un videomessaggio Livia Ottolenghi, presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei), ha messo in luce che le schede si ispirano, “almeno nel metodo”, a quelle sull’ebraismo realizzate con l’Ucei, giunte a quota 24: “Avendo come obiettivo la conoscenza dell’altro, hanno come fine ultimo quello di combattere il pregiudizio”.