“Blocchi prolungati produrrebbero effetti a catena: ritardi nelle forniture, sospensioni della produzione e ripercussioni sulle filiere e sull’occupazione. Le conseguenze non resterebbero confinate al Sud, perché le attività produttive meridionali sono strettamente integrate con quelle del resto del Paese”. Così Carmelo Petraglia, professore di economia politica presso l’Università della Basilicata e consigliere scientifico dell’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno (Svimez), illustra in un’intervista al Sir le possibili conseguenze del prolungato fermo delle attività messo in campo dagli autotrasportatori delle regioni del Sud Italia per via del caro-carburanti, ritenuto ormai insostenibile.
“Il pericolo è che uno shock temporaneo provochi una perdita duratura di capacità produttiva”, avverte il docente, aggiungendo: “Il rischio è che ai maggiori costi di produzione e trasporto si aggiungano le perdite dei prodotti rimasti invenduti e le difficoltà di approvvigionamento, alimentando nuove pressioni sui prezzi”.
Secondo Petraglia “occorre garantire l’erogazione tempestiva dei sostegni già stanziati per l’autotrasporto e adeguare le compensazioni ai rincari più recenti”, così come “vanno rafforzati anche gli aiuti alle imprese agricole, estendendoli a quelle agromeccaniche che lavorano per conto degli agricoltori”. “Ma – ammonisce – l’emergenza non deve far perdere di vista la priorità strutturale: ridurre la dipendenza dalla gomma, investendo in ferrovia, intermodalità e logistica nel Mezzogiorno”.