Catastrofe umanitaria a Oleshky: vescovo di Odessa, “si faccia tutto il possibile per aiutare chi è rimasto intrappolato in città”

“La popolazione ha un bisogno disperato di aiuti, soprattutto di generi alimentari. È fondamentale che questa situazione non venga dimenticata e che si faccia tutto il possibile per sostenere chi è rimasto intrappolato in città”. È il vescovo della diocesi cattolica di rito latino di Odessa-Sinferopoli, mons. Stanislav Šyrokoradjuk, a parlare in un’intervista al Sir della situazione di Oleshky, la città che si trova nella regione meridionale dell’Ucraina, e dove è in atto una vera e propria catastrofe umanitaria. Il Sir lo ha raggiunto perché la città al centro dei colloqui telefonici di Papa Leone con i presidenti Putin e Zelensky, è parte del suo territorio diocesano. “Le informazioni che ricevo – risponde – provengono da alcuni parrocchiani della comunità cattolica di Oleshky e dal sacerdote che si trova lì. Si tratta di notizie molto delicate e riservate, perché la popolazione vive in una situazione di grande paura”. “Attualmente, a Oleshky sono rimaste circa 2.000 persone”, dice il vescovo. “La città non è soltanto sottoposta a un blocco, ma sta vivendo una situazione che ricorda tragicamente l’Holodomor, la grande carestia che ha segnato la storia del popolo ucraino. Anche i pochi generi alimentari che si riesce a far arrivare tramite i droni vengono sequestrati dai militari. L’emergenza più grave è dunque quella umanitaria”. Siete riusciti a entrare in città dopo il 24 febbraio 2022? “Purtroppo – risponde il vescovo -, dal 24 febbraio 2022 non è più possibile entrare a Oleshky, a causa dell’occupazione russa e del blocco imposto alla città. La situazione è estremamente difficile e i contatti con chi è rimasto lì sono molto limitati e delicati”. Riguardo poi all’intervento di Papa Leone, mons. Šyrokoradjuk dice: “Sono profondamente grato al Santo Padre per la sua attenzione verso l’Ucraina e, in particolare, per la sua preghiera quotidiana per il nostro Paese. Gli siamo riconoscenti per tutto ciò che cerca di fare per raggiungere una pace giusta. Naturalmente, ogni iniziativa di pace rappresenta un segno importante e mantiene viva la speranza”. “Tuttavia – aggiunge -, dobbiamo anche essere realisti: conosciamo la natura dell’aggressore e sappiamo che le radici di questa guerra affondano nelle scelte del Cremlino. Per questo guardiamo a ogni tentativo di mediazione con gratitudine, ma anche con grande cautela. La pace è ciò che desideriamo profondamente, ma non può essere una pace qualsiasi: deve essere una pace giusta, che rispetti la dignità, la libertà e l’integrità territoriale dell’Ucraina”.

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