Festival Dottrina sociale: Nerozzi (Settimane sociali), “in Italia democrazia in sofferenza, l’astensionismo ne è il termometro”. “A Trieste per rafforzare la partecipazione”

“La democrazia in Italia è in sofferenza, l’astensionismo è il termometro di questa situazione. Tante persone non partecipano al voto perché non lo considerano più uno strumento utile per sé e per chi gli vive intorno”. Lo ha affermato oggi pomeriggio Sebastiano Nerozzi, segretario del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali dei cattolici in Italia, intervenuto oggi pomeriggio al panel “Da Camaldoli a Trieste: una riflessione sulla crisi e sui fondamenti morali della democrazia” nell’ambito della seconda giornata della XIII edizione del Festival della Dottrina sociale della Chiesa che si terrà fino al 26 novembre presso il Palaexpo Verona Fiere sul tema “Socialmente liberi”.
Osservando che “la democrazia ha bisogno di essere costruita continuamente”, Nerozzi ha spiegato che “è quello che vogliamo fare a Trieste”. Di fronte alle tante sfide dell’oggi, il contesto della 50ª Settimana sociale sarà utile per “cercare insieme le risposte; l’impegno è quello di creare spazi e luoghi in cui cercarle”. La kermesse che si terrà nel prossimo luglio a Trieste – ha spiegato – sarà “centrata su laboratori. Vogliamo sia un luogo in cui ci si ascolta per capire come rafforzare la partecipazione che già c’è, fare massa critica e avere un’interlocuzione più efficace con le istituzioni politiche”. Inoltre, sarà l’occasione per “far conoscere e mettere in rete le ‘buone pratiche’”, come già accaduto nelle ultime edizioni delle Settimane sociali. Infine, l’attenzione al digitale e ai social network. Contesti che “devono essere visti come una grande opportunità perché aumentano la possibilità di partecipazione. E questo vale soprattutto per i giovani”.
A seguire è intervenuto mons. Luis Okulik, referente della diocesi di Trieste per la 50ª Settimana sociale, secondo cui “Trieste, per la sua storia sofferta nel dopoguerra, è di per sé la testimonianza di ciò che la democrazia può portare alla vita dei popoli”. “Il valore della democrazia – ha osservato – richiede una difesa intelligente, razionale, propositiva”. “Il sistema che abbiamo costruito negli ultimi decenni era profondamente ispirato a valori democratici, di tutela delle libertà, del rispetto della persona. Che cosa succederebbe se il sistema internazionale vedesse slittare il suo sostegno verso una visione autoritaria?”, ha chiesto il sacerdote, per il quale “la sfida che abbiamo davanti è enorme, si gioca il futuro dei popoli, delle culture”. E se è vero che “un vero sistema democratico parte dal rispetto della persona umana”, per mons. Okulik è necessario un “rinnovato sforzo nell’educazione ad un uso responsabile della libertà, che sta alla base di qualsiasi tentativo di promuovere una vita democratica”. Accanto, ci dev’essere lo “sforzo per migliorare la qualità della nostra vita comune”.
Flavio Felice, chiudendo i lavori del panel, ha invitato a “riflettere sulla cultura democratica” riscoprendo “valori e principi che non vediamo, che non edifichiamo direttamente ma che stanno a difesa della cittadella democratica”. Così “rivalutiamo e rivitalizziamo la cosiddetta liberal-democrazia che vive di dimensione elettorale. In questo senso la partecipazione non si riduce a quello che Sartori chiamava partecipazionismo, che è un male della democrazia. Le piazze dei sistemi totalitari erano pieni di persone ma quella era una partecipazione che non ci piace. Allora – ha concluso – la questione diventa ‘a cosa partecipiamo?’. Partecipiamo ad una cultura democratica che vuole l’homo democraticus, non riducibile ad un’istituzione ma è uno stato sociale”.

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