Suicidio assistito: Gambino (Scienza&Vita), “legge in materia dovrà conformarsi senza deviazioni a sentenza Corte costituzionale”

Proseguire sulla strada aperta nelle Marche porterebbe a “non avere più argini”. Lo dice in un’intervista al Sir Alberto Gambino, presidente di Scienza & Vita e prorettore vicario dell’Università europea di Roma, all’indomani del via libera della Commissione medica dell’Azienda sanitaria unica regionale delle Marche al secondo suicidio medicalmente assistito, quello di “Antonio”, tetraplegico di 44 anni, dopo quello di “Mario” lo scorso 16 giugno.
“Il caso singolo – mette in guardia il giurista – può infatti essere ripetuto nel tempo come prassi e protocollo sanitario perché diventa un modello, anche culturale. Dietro questo tipo di decisioni, in questo caso di una Asl, c’è l’idea, culturalmente non accettabile, che chi è oggi in una condizione di disabilità cronica possa essere equiparato a chi ha una malattia terminale. Con il rischio che un domani una persona tetraplegica o in una condizione di disabilità grave – considerate situazioni non degne di essere vissute – potrebbe sentirsi quasi in dovere sociale di togliere il disturbo e farsi da parte”.
Gambino è convinto della necessità di una legge in materia, ma diversa dal testo approvato lo scorso marzo alla Camera e che ormai non vedrà più la luce, “inaccettabile ed insidioso, che estende anche ai disabili la possibilità di ricorrere al suicidio assistito. Mentre la sentenza della Corte costituzionale 242/2019 parla solo di malattie irreversibili, il ddl parlava anche di ‘condizioni irreversibili’, e l’essere tetraplegico lo è, andando ben oltre la Corte”. Indispensabile, secondo il giurista, una legge in materia, “perché altrimenti avremo uno stillicidio di casi e si segnerà un tracciato attraverso decisioni giurisprudenziali che normalmente vanno oltre quanto affermato dalla Consulta”. Di qui l’auspicio di una una legge “in fortissima coerenza con quanto affermato dalla Corte costituzionale in una sentenza che personalmente non condivido, ma che mi rendo conto essere ormai entrata nel nostro statuto legislativo. Prendo atto di questo e ritengo che una legge in materia dovrà conformarsi, senza deviazioni, alla decisione della Consulta”.

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