Scuola e lavoro: Rota (Fai Cisl), “bene riforma Its, ma ora valorizzare contrattazione e ruolo dei sindacati”

“Tra le novità positive della riforma degli Istituti tecnici superiori, che saranno denominati Istituti tecnologici superiori, c’è sicuramente il rafforzamento della sinergia con le imprese e con il sistema universitario, ma la governance deve coinvolgere tutte le parti sociali più rappresentative per garantire quel legame con il territorio e con il mercato del lavoro che la riforma si prefigge di consolidare, per cui auspichiamo che nella fase attuativa la partecipazione anche dei sindacati assuma la giusta rilevanza”. Lo afferma il segretario generale della Fai Cisl, Onofrio Rota, commentando l’approvazione alla Camera dei defutati della proposta di legge sull’istituzione del sistema terziario di Istruzione tecnologica superiore.
“Che il coinvolgimento dei sindacati sia un nodo fondamentale per rispondere al fabbisogno formativo e di manodopera – sottolinea Rota – è una problematica che nel comparto agroalimentare abbiamo sperimentato con forza davanti alla mancanza di oltre 20mila tecnici specializzati”. “Abbiamo valorizzato la contrattazione – spiega – per colmare le lacune del sistema formativo, ad esempio inserendo nel Ccnl dell’industria alimentare, rinnovato nel 2020, un accordo sulla formazione che poi ha cominciato ad avere gambe tramite una prima convenzione tra i sindacati di categoria e Unionfood, Assobirra, Fondazione degli Istituti tecnici superiori e Università dell’Insubria, prevedendo un corso di specializzazione per giovani e l’inserimento lavorativo dei corsisti. Si tratta di un’assunzione di responsabilità importante con la quale il sindacato, anziché accodarsi alle tante sterili critiche rivolte ai giovani, si fa carico di ciò che non fa il sistema scolastico con l’obiettivo di creare opportunità, ed è importante che anche la riforma degli Istituti vada in questa direzione”.
“La scommessa sulla formazione come diritto per tutti i lavoratori e sull’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro agroalimentare – conclude il sindacalista – è una sfida che come Fai Cisl riteniamo prioritaria per innalzare le competenze, la produttività, la dignità dei lavoratori, per superare mansionari che nel giro di quattro cinque anni potrebbero non avere più senso, e per avviare quel ricambio generazionale che in Italia continua a mancare in tanti comparti e filiere. Poi accanto alla sfida formativa dobbiamo innalzare qualità del lavoro e dei salari per rendere più attrattivi tutti i segmenti del settore agroalimentare, vero asset strategico del Paese, e anche su questo siamo pronti a fare la nostra parte con proposte concrete nella contrattazione di secondo livello e con il prossimo rinnovo del Ccnl”.

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