Natale 2022: mons. Marcianò (Omi), “accogliere Gesù per ricomporre mondi diversi”

Un invito a guardare all’altro, ad accogliere la vita, a prendersi cura di chi soffre per donare all’umanità ferita e smarrita una speranza di futuro, di amore, di pace. Così l’arcivescovo ordinario militare per l’Italia (Omi), mons. Santo Marcianò, scrive nel suo Messaggio di Natale diffuso oggi. Davanti a noi due mondi diversi: “Nelle città si accenderanno splendide luminarie, ma in tanti luoghi di guerra si vivrà senza elettricità, dalle nostre case e dalle nostre Chiese si leveranno armonie che toccano il cuore, ma tanti cuori resteranno impietriti dalla paura e dal fragore delle bombe, saremo tutti insieme, a consumare con gioia il pasto della festa, ma molti, troppi, rimarranno affamati, afflitti dalla malattia e dalla solitudine negli ospedali, nelle carceri, nelle case di riposo, qualcuno gioirà per la poesia della neve che cade, ma tanti uomini, donne e bambini verranno inghiottiti dai flutti del mare, nel tentativo disperato di raggiungere la libertà, correremo per acquistare gli ultimi regali, ma tante case saranno espropriate e bombardate, tante infanzie rubate dagli abusi, dalla tortura, dalla deportazione”. E poi ancora: “Si addobberanno alberi di Natale bellissimi, ma la devastazione della terra continuerà, i rifiuti tossici si accumuleranno, i mari e i fiumi saranno sempre più avvelenati. Noi cercheremo di far felici i nostri figli, ma tante vite saranno soppresse dalla violenza domestica, dalla guerra, dall’indifferenza, da ogni forma di aborto e di eutanasia”. Due mondi diversi: “Ma dove rinascerà Gesù? Dov’è il vero Natale?” chiede l’orinario militare. La risposta è netta: “Gesù rinascerà a Betlemme; e nella Sua Mangiatoia”. Allora “basterà aprire la porta all’altro, anche se non abbiamo che una stalla per accoglierlo; basterà tendere una mano per ricomporre relazioni distrutte, per avvicinare popoli, per avviare un dialogo che forse cambierà la storia. Basterà accorgersi di chi soffre o ha paura e prendersene cura, per restituire dignità e senso alla sua vita: come fa chi vive per curare gli altri; come i nostri militari, che continuano a custodirci, proteggere le nostre città e difendere popoli lontani nelle Missioni di pace. Basterà iniziare a portare in dono le cose e noi stessi, come i pastori e i magi che abitano i Presepi; una luminaria in meno accenderà una notte lontana e un panettone donato sfamerà e salverà una vita. Basterà accogliere come dono la vita, ogni vita: mettere al centro il Bambino nato per noi, che sembra piccolo ma che, come solo un bambino può fare, cambierà il mondo”. “Sì. Basterà poco – conclude mons. Marcianò – e due mondi contrastanti si incontreranno, diventeranno dono l’uno per l’altro, donando all’umanità ferita e smarrita una speranza di futuro, di amore, di pace”.

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