Afghanistan: mons. Santoro (amministratore apostolico Avezzano), “disponibili all’accoglienza dei rifugiati”

Anche la diocesi di Avezzano in campo per dare ospitalità e supporto ai rifugiati afghani ospitati presso l’hub di prima accoglienza, il più grande d’Italia (capienza per circa duemila persone), allestito nell’interporto della città abruzzese dalla Croce Rossa (Cri), Esercito e Protezione civile (Dpc). Attualmente nella tendopoli sono ospitate circa 1.300 persone, si tratta di intere famiglie e numerosi bambini. La procedura prevede che all’arrivo a Fiumicino gli afghani vengano “tamponati” e dopo aver ricevuto una prima assistenza trasferiti ad Avezzano dove cominciano il periodo di quarantena (sette giorni). Nell’hub abruzzese vengono visitati, assistiti, accuditi e messi in lista per il vaccino, con l’ausilio di medici e mediatori oltre che del Dpc, della Cri e del personale del commissario per la emergenza. Secondo il programma, l’hub chiuderà entro il 2 settembre prossimo: la permanenza nel centro è di 48 ore, cinque giorni negli alberghi a completamento dei sette giorni di quarantena. Poi lo smistamento nelle varie regioni italiane secondo il piano coordinato dal Governo nazionale. Per il direttore dell’agenzia regionale di Protezione civile regionale abruzzese, Mauro Casinghini, che sta coordinando assieme alla Croce Rossa italiana le operazioni, a lasciare per primi il campo base saranno una settantina di persone che verranno sistemate negli alberghi della provincia dell’Aquila, a partire dalla Marsica. In Abruzzo, secondo quanto si è appreso, dovrebbero rimanere circa 170 persone. “Abbiamo dato subito la nostra disponibilità ad accogliere alcuni di questi rifugiati – conferma al Sir mons. Pietro Santoro, amministratore apostolico della diocesi di Avezzano –. Per questo motivo stiamo cercando, in accordo con la Prefettura, di reperire degli appartamenti dove accoglierli e provvedere poi ad un cammino di integrazione. Ci siamo attivati con la Caritas diocesana e vedremo il da farsi in base ai bisogni e alle necessità. La diocesi è presente, come sempre”.

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